Tumore polmonare nei non fumatori: il ruolo dei batteri

Uno studio sino-americano pubblicato dalla rivista Thorax suggerisce che il tipo e l’abbondanza di batteri presenti nella bocca possano essere collegati al rischio di cancro ai polmoni nei non fumatori.


Circa un caso su quattro di cancro ai polmoni si verifica nei non fumatori e fattori di rischio noti, come il fumo passivo, l’esposizione di fondo al radon, l’inquinamento atmosferico e la storia familiare di cancro ai polmoni non spiegano completamente queste cifre secondo i ricercatori.


D’altra parte, diverse ricerche hanno mostrato un’associazione tra microbioma orale e il rischio di diversi tumori (esofago, testa collo e pancreas, per esempio).


Gli scienziati hanno analizzato i dati dei partecipanti allo Shanghai Women’s Health Study e allo Shanghai Men’s Health Study, tutti non fumatori la cui salute è stata monitorata ogni 2-3 anni dopo l’ingresso nello studio tra il 1996 e il 2006.


Al momento dell’iscrizione, sono stati prelevati (attraverso un risciacquo) i batteri presenti nella bocca dei partecipanti, i quali hanno anche fornito informazioni sul proprio stile di vita, dieta, anamnesi e altri fattori ambientali e sul posto di lavoro che avrebbero potuto influenzare il rischio di malattia.


In tutto, 90 donne e 24 uomini hanno sviluppato il cancro ai polmoni in media entro 7 anni dall’inizio dello studio. Il loro microbiota orale è stato confrontato con quello di 114 non fumatori sani della stessa età e dello stesso sesso.


È emersa così una differenza tra il profilo batterico delle persone che avevano sviluppato cancro ai polmoni e quelle che non lo avevano.


Una gamma più ampia di specie batteriche è stata associata a un minor rischio di sviluppare il cancro ai polmoni; un volume maggiore di specie Bacteroidetes e Spirochaetes era associato a un rischio inferiore di tumore, mentre un volume maggiore della specie Firmicutes era associato a un rischio maggiore.


Nello specifico, all’interno delle specie Spirochaetes, una maggiore abbondanza di Spirochaetia era associata a un minor rischio; e all’interno delle specie Firmicutes, un volume maggiore di microbi Lactobacillales era associato a un rischio maggiore.


“Il nostro studio”, scrivono gli autori, “fornisce la prova che la variazione nel microbioma orale gioca un ruolo nel rischio di cancro ai polmoni”, aggiungono però che bisogna tener presente, nell’interpretazione dei risultati, che la ricerca è stata condotta in un periodo di tempo limitato in un solo Paese.


In un editoriale di commento al lavoro, il dottor David Christiani, dell’Università di Harvard, suggerisce che i batteri della bocca possano provocare infiammazioni croniche, aumentare la proliferazione cellulare e inibire la morte cellulare, sollecitare cambiamenti del Dna e attivare i geni del cancro e il loro apporto di sangue, il che aiuterebbe a spiegare il risultati.


Anche lui comunque aggiunge delle “avvertenze” all’interpretazione dei risultati, sottolineando che bisogna ancora rispondere a molti interrogativi: “Quanto è stabile il microbioma orale umano nel tempo? Se il microbioma orale varia nel tempo, cosa determina tale variabilità? In che modo l’ambiente influisce sul microbioma del cavo orale?” E continua: “non è chiaro se il microbioma orale misurato in questo (e altri) studi epidemiologici rappresenti un agente eziologico o solo un marker di malattia o attività immunitaria”.


Fonte: Thorax

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