Tumori: mieloma multiplo, scoperto bersaglio per nuove cure

Studio Italia-Germania collega per la prima volta una neoplasia all’amiloidosi tipica delle malattie neurodegenerative


C’è un ‘filo rosso’ che collega un tumore ad oggi incurabile come il mieloma multiplo con malattie come l’Alzheimer. Lo hanno scoperto a sorpresa ricercatori dell’università Statale di Milano e dell’ospedale di Erlangen, in Germania, che in uno studio pubblicato su ‘Immunity’ descrivono “l’inaspettato ruolo dell’amiloidosi nel mieloma multiplo. Processo patologico tipico delle malattie neurodegenerative, l’amiloidosi viene identificata per la prima volta in una malattia tumorale”. Secondo gli autori, quanto evidenziato “potrebbe essere la punta dell’iceberg per il coinvolgimento dell’amiloidosi in altre malattie infiammatorie”. Intanto, per il mieloma multiplo viene indicato questo nuovo, possibile bersaglio terapeutico.


Il mieloma multiplo – ricorda una nota dall’ateneo meneghino – è causato dalla proliferazione delle cellule B nel midollo osseo ed è prevalente nelle persone maggiori di 60 anni. Provoca sintomi estremamente gravi come degenerazione delle ossa, anemia, infezioni croniche e problemi renali. E sebbene siano disponibili diverse chemioterapie efficaci, circa un terzo dei pazienti non risponde ai trattamenti disponibili e anche nei pazienti che rispondono il tumore comunque va in remissione: non guarisce, ma resta latente e può tornare a crescere.


E’ ampiamente accettato – premettono gli scienziati – che i macrofagi, cellule che in condizioni fisiologiche uccidono ed eliminano le cellule morte e gli agenti patogeni, sono associati ai tumori. Si parla infatti di Tam (macrofagi associati a tumore), che nel mieloma multiplo svolgono un ruolo centrale, sostenendo il livello aberrante di infiammazione che facilita la sopravvivenza e la crescita del tumore. Il nuovo lavoro, frutto della collaborazione tra i gruppi di Heiko Bruns (Erlangen University Hospital) e Stefano Ricagno (UniMi), chiarisce le basi molecolari con cui i Tam sono in grado di mantenere in vita il tumore.


Il livello ematico di Beta-2 microglobulina (B2m) è stato utilizzato per valutare la gravità del mieloma multiplo sin dagli anni ’80, spiegano dalla Statale di Milano. Ora però i ricercatori hanno scoperto che l’aumentata concentrazione di B2m nel sangue non è un effetto del tumore; al contrario, l’abbondanza di B2m è cruciale per il cancro poiché B2m supporta e promuove il meccanismo pro-infiammatorio.


Succede infatti che B2m viene ‘interiorizzato’ nei Tam e si accumula in un compartimento cellulare chiamato lisosoma, dove B2m dovrebbe essere digerita e degradata. Sorprendentemente, però, invece di essere distrutta B2m forma aggregati proteici chiamati fibrille amiloidi che danneggiano i lisosomi. Ciò innesca una cascata di segnali molecolari, con conseguente abbondante produzione di segnali pro-infiammatori che facilitano la sopravvivenza e la crescita del tumore.


“I macrofagi sono cellule essenziali per difendere il nostro organismo dalle malattie – sottolinea Bruns – Molte sono gravi proprio perché riescono a sfuggire all’azione dei macrofagi. Abbiamo visto che il mieloma multiplo utilizza una strategia più raffinata: sfrutta l’attività dei macrofagi a proprio vantaggio. La comprensione di come il mieloma multiplo riesca a raggiungere questo obiettivo è estremamente rilevante. Bloccare l’attività pro-infiammatoria dei Tam allevierà il problema della resistenza del tumore contro la chemioterapia e la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti”.


“Abbiamo capito che l’aggregazione amiloide di B2m supporta il tumore e questa nuova conoscenza è estremamente rilevante per la terapia”, assicura Ricagno. “L’aggregazione amiloide B2m”, infatti, “può essere utilizzata come nuovo bersaglio farmacologico anti-mieloma multiplo. L’amiloidosi è un processo che studiamo da molti anni e abbiamo in mente la progettazione di ‘trappole molecolari’ che possano bloccare l’aggregazione di B2m riducendo così l’infiammazione”.



Fonte: Adnkronos Salute

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