Tumori polmonari: conta dei passi predice esiti

La conta dei passi misurata mediante dispositivi indossabili predice la prognosi nei pazienti con tumori polmonari non a piccole cellule, come emerge dai dati di un piccolo studio condotto su 50 pazienti.

Secondo Nitin Ohri dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, autore dello studio, i livelli iniziali di attività misurati mediante questi dispositivi potrebbero aiutare ad identificare i pazienti con tumori polmonari non a piccole cellule  che sono idonei per una chemio-radioterapia concomitante, predicendo gli esiti clinici in questo contesto.
Secondo i dati, peraltro, nei pazienti che entrano negli stadi finali della malattia i parametri relativi all’attività fisica possono aiutare gli oncologi a decidere se un trattamento aggressivo possa fare più male che bene.

La conta dei passi dunque può essere considerata come un nuovo segno vitale per il trattamento oncologico. Al momento comunque non sono disponibili dati che consentano al medico di basare le scelte terapeutiche oncologiche sui parametri di attività.

Questi dati però possono essere usati per fondare l’assistenza di supporto apportata durante il trattamento oncologico, e se il livello di attività del paziente declina in modo drammatico durante la terapia ciò potrebbe comunque dare luogo a discussioni.
Alcune ricerche precedenti hanno dimostrato che i pazienti che divengono improvvisamente meno attivi durante il trattamento hanno probabilità significativamente maggiori di richiedere il ricovero entro i giorni successivi.

I ricercatori stanno attualmente conducendo uno studio randomizzato in cui tentano di incrementare la conta dei passi del paziente tramite l’aiuto di obiettivi quotidiani personalizzati durante la chemio-radioterapia.
Una possibile ed ovvia spiegazione del legame fra inattività ed esiti oncologici negativi consiste nel fatto che i pazienti che sono inattivi per via di sintomi difficoltosi potrebbero non essere in grado di portare a termine il trattamento come stabilito, il che inficerebbe l’efficacia del trattamento stesso.

Un’altra ipotesi consiste nel fatto che l’inattività fisica promuove l’infiammazione, e che essa promuova la progressione della malattia, ma qualunque sia il meccanismo implicato i ricercatori prevedono che i parametri di attività si dimostreranno utili anche in altri tipi di tumore. 

Fonte: Int J Radiation Oncol Buol Phys online 2019

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