Un nuovo ruolo per p53 nei tumori

Gli scienziati dell’università del Texas hanno scoperto un nuovo ruolo di p53: impedire ai retrotrasposoni di spostarsi da un punto all’altro del genoma. Nelle cellule in cui il gene manca o è mutato, i retrotrasposoni sono più attivi del solito (quindi si moltiplicano e si muovono). Lo studio, guidato dal professore di biologia cellulare John Abrams, è stato pubblicato dalla rivista Genes & Development.

Si sa che p53 svolge un ruolo importante nell’impedire la formazione dei tumori bloccando la crescita cellulare e inducendo il suicidio della cellula nel momento in cui questa inizia a dividersi in modo anomalo. Non a caso, questo gene è mutato in circa la metà dei tumori. Comunque, anche quando i geni bersaglio di p53 (che è un fattore di trascrizione) vengono rimossi, questa proteina continua ad avere un ruolo protettivo. Per questo immaginano da tempo che debba svolgere altre funzioni oltre a quelle note.
I retrotrasposoni sono tratti di Dna che, dopo essere stati trascritti in RNA, possono inserirsi in nuovi punti del genoma. Questi elementi genetici “mobili” possono aiutare i geni ad evolversi con nuove funzioni, quindi in qualche modo sono utili. D’altra parte però possono anche inserirsi in geni fondamentali per la salute e la crescita delle cellule, contribuendo allo sviluppo dei tumori.

Nel momento in cui i ricercatori hanno rimosso il gene p53 dalle cellule umane, sane e tumorali, provenienti da tessuto polmonare e coltivate in laboratorio, la velocità di movimento dei retrotrasposoni è aumentata di circa 4 volte. I ricercatori hanno anche scoperto che p53 riduce il movimento dei trasposti legandosi direttamente ad una regione particolare di queste sequenze genetiche.

“I nostri risultati potrebbero avere delle implicazioni cliniche: l’attività dei tumori con mutazioni di p53 potrebbe essere ‘mitigata’ bloccando l’attività dei retrotrasposoni”, suggerisce Abrams. Oppure potrebbe essere usata a scopo diagnostico: attraverso la biopsia liquida si potrebbe analizzare la quantità e l’attività dei retrotrasposoni.

Fonte: Genes & Development

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