Una nanoparticella per veicolare i farmaci anti-tumorali attraverso la barriera emato-encefalica

I ricercatori dell’Università del Michigan hanno messo a punto una nanoparticella sintetica che, dopo essere stata iniettata per via endovenosa, è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica nei topi. Questa molecola potrebbe essere usata sui pazienti affetti da tumori cerebrali maligni per veicolare farmaci anti-tumorali. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Nature Communications.

Il glioblastoma è la forma più comune e aggressiva di cancro al cervello negli adulti: la sopravvivenza mediana odierna per i pazienti con glioblastoma è di circa 18 mesi, mentre il tasso medio di sopravvivenza a 5 anni è inferiore al 5%.

I ricercatori hanno messo a punto una nanoparticella sintetica, basata sulla struttura dell’albumina sierica umana, una delle poche molecole capaci di attraversare la barriera emato-encefalica. Hanno coniugato questa nanoparticella ad un inibitore di STAT3, un segnale inviato dalle cellule del glioblastoma al sistema immunitario, oltre la barriera emato-encefalica. Con l’inibizione di questo segnale le cellule tumorali sono esposte e il sistema immunitario può attaccarle. Al composto è stato aggiunto infine il peptide iRGD, che permette di identificare il tumore.

Nel corso di tre settimane, una coorte di topi ha ricevuto dosi multiple della nuova “nanomedicina”. La loro sopravvivenza mediana era quasi il doppio di quella dei topi non trattati (41 giorni contro 28). In seguito a tale successo, il team ha eseguito un secondo studio, su 8 topi, a cui la terapia è stata somministrata in combinazione con le radiazioni. Ciò ha portato alla sopravvivenza a lungo termine in sette topi su otto. Quando quei sette topi hanno sperimentato una recidiva di glioblastoma, il loro sistema immunitario ha impedito la ricrescita del cancro, senza ulteriori farmaci o altri trattamenti clinici. “È ancora un po’ un miracolo per noi”, commenta Joerg Lahann, che ha co-diretto lo studio. “Il tumore semplicemente non è ricresciuto. Ho lavorato in questo campo per più di 10 anni e non avevo mai visto nulla di simile”.

Questo approccio quindi, non soltanto sradica il tumore primario, ma attiva anche una memoria immunologica che permette al sistema immunitario di riconoscere e attaccare più rapidamente le cellule tumorali maligne rimanenti.

Le nanoparticelle di proteine sintetiche, secondo gli autori, potrebbero essere adattate per veicolare anche altri farmaci diretti contro i tumori solidi attualmente difficilmente raggiungibili.

Fonte: Nature Communications

IT-NON-03377-W-11/2022