Vaginoplastica: importante curva di apprendimento del chirurgo

Gli esiti a carico del paziente a seguito di una vaginoplastica per l’affermazione di genere potrebbero migliorare man mano che il chirurgo acquisisce esperienza con l’intervento. Per i singoli chirurghi alcuni effetti collaterali, compresa la necessità della revisione chirurgica, divengono meno probabili dopo 50 casi.

Come affermato da Cecile Ferrando della Cleveland Clinic, autrice di uno studio condotto su 76 pazienti, con l’evoluzione dei programmi chirurgici è necessario chiedersi qual è la soglia di casi al di là della quale gli interventi vengono effettuati con sicurezza, efficienza ed esiti favorevoli.

La risposta potrebbe guidare l’addestramento dei futuri chirurghi, ed i prossimi studi dovrebbero includere esiti incentrati sul paziente e dati da molteplici centri.

Le donne transessuali che non si sottopongono alla transizione chirurgica potrebbero essere sottoposte a vaginoplastica. Per quanto siano state descritte varie tecniche chirurgiche, sussistono scarsi dati basati sulle evidenze sugli esiti. 

Come emerge dalla presente casistica, le complicazioni e gli eventi post-chirurgici più gravi sono piuttosto rari, il che è rassicurante, ma il dettaglio cosmetico dell’intervento, che è molto importante per il paziente, necessita di capacità che devono essere raffinate con tempo ed esperienza.

Nella pratica clinica il posizionamento di precisione dell’uretra, la familiarità con i punti di repere durante la dissezione canalare e la rapidità di lavoro nelle varie fasi dell’intervento sono migliorate drammaticamente con l’aumentare dell’esperienza nella pratica della vaginoplastica.

La soglia di casi ottimale potrebbe dipendere dal background del chirurgo. In  alcuni centri viene proposto un team multidisciplinare composto da un ginecologo, un urologo ricostruttivo ed un chirurgo plastico per effettuare l’intervento. 

Fonte: SGS 2020

IT-NON-03085-W-10/2022