Variazione di alcuni lipidi aumenta il rischio di problemi coronarici

Un’elevata variazione longitudinale di alcuni lipidi non steroli specifica per ogni individuo è associata all’onere dell’aterosclerosi coronarica subclinica, secondo uno studio pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.


“Mentre il rischio di eventi coronarici acuti è stato associato alla variabilità biologica del colesterolo circolante, l’associazione di coronaropatie con la variabilità di altri lipidi aterogenici rimane meno compresa” spiega Sock Hwee Tan, del Cardiovascular Research Institute e della National University of Singapore, che ha guidato il gruppo di lavoro. “Per approfondire la questione abbiamo valutato la variabilità longitudinale di 284 lipidi e studiato la loro associazione con l’aterosclerosi coronarica asintomatica” prosegue.


I ricercatori hanno estratto i lipidi circolanti da campioni di sangue raccolti longitudinalmente nell’arco di sei mesi, a digiuno, da 83 partecipanti senza sintomi campionati dalla comunità (età 41-75 anni). Gli esperti hanno quindi quantificato tre tipi di volume della placca coronarica (calcificato, ricco di lipidi e fibrotico) mediante angiografia coronarica con tomografia computerizzata.


Gli autori hanno quindi valutato le variabilità lipidiche tra soggetti (CVg) e intra-soggetto (CVw), e hanno testato se l’abbondanza media di lipidi fosse diversa tra i gruppi classificati in base al punteggio di rischio di Framingham e ai fenotipi delle placche. Infine, hanno studiato se la variabilità da visita a visita di ciascun lipide fosse associata al carico di placca.


La maggior parte dei lipidi (72,5%) ha mostrato un CVg più elevato rispetto a CVw. Tra i lipidi (N=145) con CVg 1,2 volte più elevato rispetto a CVw, 26 tipi tra cui gliceridi e ceramidi erano significativamente associate al punteggio di rischio di Framingham e ai tre fenotipi di placca. In un’analisi esplorativa della variabilità da visita a visita specifica per persona, l’elevata variabilità di tre lisofosfolipidi (lisofosfatidilcoline 16:0, 18:0 e O-18:1) è stata associata al volume di placche ricche di lipidi e fibrotiche (non calcificate), mentre un’elevata variabilità di diacilglicerolo 18:1_20:0, triacilgliceroli 52:2, 52:3 e 52:4, ceramide d18:0/20:0, diesosilceramide d18:1/16:0 e sfingomielina 36:3 erano associati al volume di placche calcificate.


Gli esperti concludono che saranno comunque necessari studi più ampi per confermare questi risultati esplorativi.


Fonte: Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2021

IT-NON-05982-W-11/2023