Vitiligine: marcatori clinici connessi a progressione della malattia

La presenza di almeno un marcatore clinico conclamato di vitiligine è associato alla progressione della malattia all’atto del monitoraggio.

Questi marcatori comprendono segno della tricromia, depigmentazione a confetti e fenomeno di Koebher, come affermato da Chengfang Zhang dell’università Fidan di Shanghai, autore di uno studio condotto su 425 pazienti.

La vitiligine è un disturbo acquisito caratterizzato da depigmentazione cutanea che interessa lo 0,5-2% della popolazione globale, e la sua progressione è considerata imprevedibile.

La chemochina CXCL10 rappresenta un potenziale biomarcatore per distinguere la vitiligine stabile da quella attiva, ma sinora era rimasto poco chiaro se i marcatori clinici fossero associati all’attività della malattia ed alla prognosi.

Secondo i ricercatori, i pazienti che presentano molteplici marcatori clinici potrebbero richiedere un trattamento più intensivo.

Alcune semplici osservazioni effettuate dal dermatologo in laboratorio hanno la capacità di predire il modo in cui la malattia progredisce e risponde al trattamento.

Per quanto molti specialisti lo sospettassero, sono ora disponibili solidi dati sui quali basare i processi decisionali per l’ottimizzazione della gestione del paziente.

Nello studio non è stato illustrato il grave peggioramento della vitiligine nei pazienti con segni clinici di attività della malattia in quanto tutti i pazienti sono stati trattati aggressivamente, ma questo significa anche che la prognosi peggiore predetta dai marcatori clinici è intervenuta nonostante la terapia aggressiva.

E’ comunque noto da studi precedenti e più piccoli che se i pazienti non vengono trattati aggressivamente la malattia può assumere un decorso fulminante e devastante per il paziente. 

Fonte: JAMA Dermatol online 2020