MENOPAUSA


La menopausa oggi si configura sempre più come un rilevante fenomeno sociale, a causa dell’azione combinata di due dinamiche demografiche, invecchiamento e denatalità, il cui effetto combinato sta modificando profondamente l’assetto della popolazione a livello globale, con rilevanti ricadute di natura sociale, culturale, economica.

Tale effetto è facilmente intuibile se si considera che, nell’antichità, la durata media della vita era compresa fra i 30 e i 35 anni, che salirono a 45 alla metà del XVII secolo: buona parte delle donne moriva prima di entrare nella fase della menopausa. In Europa, i valori della speranza di vita alla nascita si sono assestati su livelli superiori ai 45 anni solo agli inizi del XX secolo1.

Nel 1950 la durata media della vita di una donna europea era di 67 anni, nel 2010 di 79, e si prevede che nel 2050 arriverà a 83, mantenendosi più lunga di quella dell’uomo di circa 3-8 anni. La dinamica globale dell’invecchiamento della popolazione è concomitante al crescente processo di denatalità da un lato e a quello di riduzione della mortalità dall’altro: il trend del calo delle nascite, inizialmente emerso nei Paesi sviluppati, ora interessa anche le aree più povere del pianeta e contribuisce in maniera determinante a squilibrare i rapporti tra i diversi gruppi di popolazione. In Italia si prevede che nell’arco temporale 1950-2050 oltre la metà della popolazione avrà più di 52 anni.

Se nel 1990 il numero delle donne in post-menopausa era circa 476 milioni, nel 2050 si prevede che diventeranno 1 miliardo e 500 milioni, con un incremento del 76% nei Paesi industrializzati. In un prossimo futuro, dunque, la nuova compagine sociale costituita dalle donne in post-menopausa rappresenterà in Italia e in Europa il gruppo sociale più numeroso e omogeneo.

Se, in passato, la cessazione della funzione riproduttiva rappresentava per la donna un segno dell’imminente epilogo della vita e definiva uno status di marginalità ed esclusione, ora l’entrata in menopausa è percepita e vissuta come il prologo di un’altra fase della vita biologica e sociale, dal momento che le donne mediamente trascorrono circa 30 anni, cioè quasi un terzo della loro vita, in condizioni di post-menopausa.

Diviene, quindi, sempre più importante curare la sintomatologia climaterica. La menopausa non è una malattia, ma con il progressivo declino dell’attività ovarica e la conseguente riduzione della produzione estrogenica il corpo della donna va incontro a un insieme di cambiamenti che, se non adeguatamente valutati e gestiti, possono ridurre significativamente la qualità di vita e promuovere l’insorgenza di patologie specifiche, prima tra tutte l’osteoporosi. I cambiamenti associati al primo periodo menopausale non devono essere “sopportati” come qualcosa di ineluttabile, ma possono e devono essere contrastati, soprattutto quando si associano aun significativo malessere o a fattori di rischio aggiuntivi che rendono più probabile lo sviluppo di patologie a carico dell’osso, dell’apparato cardiovascolare o di natura neurologica. Per offrire un reale supporto preventivo è però essenziale intervenire fin dall’inizio della menopausa (idealmente entro 1-3 anni), quando gli organi e i tessuti penalizzati dal calo degli estrogeni sono ancora in buone condizioni e possono essere protetti attraverso la somministrazione della TOS (terapia ormonale sostitutiva).

MSD vanta un prodotto distintivo per il trattamento della sintomatologia climaterica e prevenzione dell’osteoporosi: Il tibolone, uno steroide sintetico, un Regolatore Selettivo Tissutale dell’Attività Estrogenica (STEAR), che combina in un’unica molecola l’attività estrogenica, progestinica e androgenica. L’unicità del suo profilo farmacologico (STEAR) lo rende una terapia differente da tutte le altre che contengono estrogeni e progestinici convenzionali.

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