COLITE ULCEROSA



La Colite Ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale caratterizzata dal coinvolgimento continuo della mucosa con interessamento del retto (proctite) e frequente estensione prossimale al colon (proctosigmoidite, pancolite e colite sinistra). L’esordio della malattia avviene generalmente nei giovani adulti con un picco di incidenza tra i 25 ei 40 anni, sebbene tutte le età possano esserne colpite. In Italia la distribuzione della malattia non differisce da quella degli altri Paesi Europei con un’incidenza stimata di 5.2 casi su 100.000 abitanti per anno ed una prevalenza di circa 70-150 casi/100.000 abitanti.

Sebbene l’eziologia sia sconosciuta sembrerebbe che fattori ambientali, immunologici e la suscettibilità genetica possano contribuire allo sviluppo del processo infiammatorio a carico dell’intestino.

La storia naturale della malattia prevede un decorso caratterizzato da fasi di remissione alternate a fasi di riacutizzazione. Sintomi tipici sono rappresentati da diarrea ematica, dolori addominali e tenesmo a cui si possono associare febbre, malassorbimento con conseguente calo ponderale. Nelle forme con un grado di infiammazione severopossono inoltre svilupparsi complicanze acute quali il megacolon tossico egrave emorragia mentre durante la fase cronica possono presentarsi displasia epiteliale o carcinoma. Le manifestazioni extraintestinali possono interessare dal 10 al 30% dei pazienti e comprendono: artrite (periferica o assiale), eritema nodoso e pyoderma gangrenoso, uveite e sclerite, colangite sclerosante primitiva,che possono o precedereo evolvere parallelamente alle manifestazioni intestinali.

La malattia viene classificatain base all’estensione ed alla gravità. Indici utilizzati per valutare la severità della CU sono il Mayo score, che tieneconto, oltre che della frequenza delle evacuazioni, della presenza di sangue e della valutazione clinica globale, anche dell’aspetto endoscopico della mucosa osservata alla retto-sigmoidoscopia (Mayo score endoscopico), con uno score globale variabile da 0 a 12 e la classificazione di Truelove e Witts. Quest’ultima fa riferimento al numero di evacuazioni (ematiche o non) ed alla presenza di segni di compromissione sistemica quali la febbre, la tachicardia, l’incremento della VES e ridotti valori di emoglobina.

Una diagnosi corretta diviene così fondamentale al fine di fornire le basi per individuare il trattamento più appropriato; quest’ultima si basa sulla combinazione di dati clinici, endoscopici, istologici e radiologici.

Tra gli esami di laboratorio un importante ruolo va assegnato ad indici di flogosi e livelli di lattoferrina o calprotectina fecale. Il trattamento è un classico modello step-up. In caso di malattia lieve-moderata il 5-ASA rappresenta il trattamento di scelta, mentre qualora persistano i sintomi, la remissione può essere indotta da corticosteroidi seguiti da tiopurine e/o dagli anti-TNFα. Inoltre, in pazienti con forme moderato-gravi di malattia, non responder, intolleranti o con controindicazione alla terapia convenzionale, gli anti-TNFα hanno dimostrato efficacia nell’indurre e mantenere la remissione, la risposta clinica e la guarigione mucosale oltre a migliorare la qualità della vita ed a consentire l’ eliminazione della terapia corticosteroidea.

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