MALATTIA DI CROHN



La Malattia di Crohn è un disordine cronico infiammatorio che può interessare l’intero tratto gastrointestinale sebbene si localizzi prevalentementea livello di ileo (ileite) e/o colon destro/cieco (ileocolite) oppure in qualsiasi porzione del colon (colite). Le lesioni presentano una distribuzione tipicamente segmentaria con estensione transmurale della flogosi. Studi indicano tassi di incidenza che variano da 0.7 a 9.8 casi su 100.000 persone e tassi di prevalenza che oscillano dai 40 agli 80 su 100.000 soggetti agli 80 casi su 100.000, sebbene sia più frequente in età giovanile (seconda-quarta decade) può colpire qualsiasi fascia senza differenza tra i sessi.

Si tratta di una malattia immuno-mediata idiopatica nella cui eziopatogenesi sembrerebbero essere coinvolti fattori genetici ed ambientali. In generale, le principali manifestazioni cliniche sono dolore addominale, diarrea, febbre, astenia e talora calo ponderale ed anemia. Ai suddetti sintomi possono poi associarsi alcune delle seguenti manifestazioni extra intestinali: ulcere aftose orali, pyoderma gangrenoso o eritema nodoso, artrite (assiale o periferica) e coinvolgimento oculare. L’andamento si caratterizza per l’alternarsi di fasi di riacutizzazione e remissione e la ricorrenza ciclica delle fasi infiammatorie può essere causa dello sviluppo di complicanze quali stenosi e fistole.

I pazienti con CD vengono classificati in base a criteri (Montreal) quali: l’età alla diagnosi, la localizzazione e l’andamento di malattia. L’attività di malattia viene inoltre distinta il lieve moderata o severa in base, numero di evacuazioni giornaliere, dolore addominale, benessere generale, complicanze, assunzione di antidiarroici, presenza di massa addominale, ematocrito e peso corporeo. La diagnosi si basa sulle manifestazioni cliniche, gli esami di laboratorio e la diagnostica strumentale. Tra gli esami di laboratorio si riscontrano elevati livelli di markers infiammatori (VES e PCR) e calprotectina fecale (buona precisione diagnostica), anemia sideropenica e deficit di vitamina B e folati. L’ileocolonscopia e la biopsia mostrano la presenza di infiammazione od ulcere a carico di colon ed ileo con carattere discontinuo ed aspetto ad “acciottolato”. Le caratteristiche istologiche comprendono infiammazione focale o diffusa, irregolarità delle cripte e presenza di granuloma. Nei casi in cui vi sia interessamento del piccolo intestino diviene rilevante il ruolo della RM. Altre indagini comprendono la TC (ascessi e fistole che possono determinare perforazione) e l’ecografia. La malattia di Crohn presenta un impatto globale sulla salute del paziente ed i pazienti con malattia attiva presentano una scarsa qualità di vita potendo incorrere in frequenti ospedalizzazioni ed interventi chirurgici.

Per quanto riguarda il trattamento, esso si basa sulla localizzazione e sul grado di attività di malattia. Nelle forme lievi-moderate può essere utilizzata terapia cortisonica ed in diverse fasi della malattia, specialmente nel caso di colite, gli antibiotici possono essere particolarmente utili. Qualora gli attacchi si ripetano possono avere indicazione gli immunosoppressori (tiopurine o metotrexate) in particolare.

I farmaci biologici anti-TNFα rappresentano un valido approccio terapeutico per il trattamento della malattia in fase attiva di grado moderato-grave in pazienti che non hanno risposto o sono intolleranti o hanno controindicazioni alla terapia con corticosteroidi e/o immunosoppressori. Sono infatti in grado di determinare induzione e mantenimento della risposta clinica, della remissione e della guarigione mucosale con ottimo effetto sulla qualità della vita e sulla possibilità di ridurre la terapia corticosteroidea.

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