SPONDILITE ANCHILOSANTE



La spondilite anchilosante è una malattia infiammatoria cronica, invalidante e progressiva, appartenente al gruppo delle spondiloatriti sieronegative, un gruppo di malattie infiammatorie articolari che condividono molteplici aspetti epidemiologici, patogenetici, clinici e radiografici. Il termine spondiloentesoartrite evidenzia i tre aspetti principali che caratterizzano queste affezioni: l’interessamento del rachide, delle entesi periferiche, delle articolazioni periferiche. Sono dette “sieronegative” per la caratteristica assenza nel sangue di un autoanticorpo, chiamato “fattore reumatoide”, che le differenzia dall’artrite reumatoide.

La spondilite anchilosante coinvolge prevalentemente lo scheletro assiale: articolazioni sacroiliache, colonna vertebrale, parete toracica anteriore, anca e spalle. Tale condizione è responsabile di dolore lombare, rigidità e progressiva riduzione della capacità funzionale del rachide con grave disabilità. I pazienti con spondilite anchilosante presentano artrite ed entesite in particolare a carico degli arti inferiori nel 40-60% dei casi, una o più manifestazioni extra-articolari in circa il 40 % dei casi, uno o più flare di uveite anteriore nel corso della malattia nel 20-40% dei casi.

In Italia la prevalenza della spondilite anchilosante è dello 0,37%. La patologia ha un’incidenza tre volte maggiore nel sesso maschile ed esordisce in genere in soggetti giovani tra i 20 e i 40 anni d’età.

L’eziologia è sconosciuta ma si ritiene che abbia una base genetica e possa essere scatenata da fattori di tipo ambientale che porterebbero a un‘alterazione della risposta immunitaria, con conseguente produzione di agenti infiammatori come il fattore di necrosi tumoralealfa (Tumor Necrosis Factor-TNF alfa). In particolare, sembra essere coinvolto il gene HLA-B27, presente in una percentuale elevata di soggetti colpiti da spondilite anchilosante.

L’esordio della malattia, così come il suo decorso, varia da persona a persona ma in genere i primi sintomi – dolore alla colonna e alle articolazioni – compaiono gradualmente, nel giro di alcuni mesi; in alcuni casi, tuttavia, possono presentarsi in modo improvviso, soprattutto di notte. Di solito, la spondilite anchilosante esordisce con un’infiammazione delle articolazioni sacro-iliache che causa dolore nella zona lombare e ai glutei. Sebbene colpisca inizialmente la colonna vertebrale, è comune il coinvolgimento di spalle, anche, ginocchia e piedi. La rigidità e il dolore peggiorano durante la notte e nelle fasi di riposo mentre tendono a migliorare con l’esercizio. Col tempo, la mobilità della colonna vertebrale si riduce e il dolore diventa continuo e persistente. Se la malattia progredisce, nei casi più gravi si può andare incontro a un totale irrigidimento della colonna e a una grave disabilità.

Sebbene il decorso della malattia possa essere variabile e non esista ancora una cura definitiva, vi sono molti modi per influenzarne l’esito, controllarne i sintomi e migliorare la qualità della vita. Gli obiettivi fondamentali del trattamento sono l’attenuazione del dolore e della rigidità, per aiutare i pazienti a mantenere la corretta postura e un’adeguata mobilità. Con un’adeguata terapia farmacologica che minimizzi la rigidità e il dolore, associata a esercizi quotidiani mirati al mantenimento di mobilità e forza muscolare, la maggior parte dei pazienti è in grado di condurre una vita sociale e lavorativa normale.

In particolare, alla base del trattamento del dolore e della rigidità causate dalla spondilite anchilosante vi sono la fisioterapia, l’adozione di corrette abitudini posturali e una terapia farmacologica a base di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e di COX-2 inibitori selettivi. Quando i FANS sono solo parzialmente efficaci si può considerare l’impiego dei farmaci biologici, in particolare gli inibitori del TNF, responsabile del mantenimento dell’ infiammazione nella spondilite anchilosante.

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