HCV



HCV è un Hepacivirus ad RNA ed è l’agente eziologico responsabile dell’epatite C. E’ stato identificato nel 1989, attraverso tecniche di biologia molecolare che hanno isolato un singolo clone di DNA complementare, ma la sua esistenza era già stata scoperta negli Anni ’70, poiché determinava una forma di epatite chiamata, infatti, non-A, non-B. 

Successivamente sono state identificate sette varianti virali dell’HCV, con diverso genotipo, numerati da 1 a 7, e oltre 90 sub‐tipi, nominati con lettere. Il genotipo 1, responsabile di circa il 60% delle infezioni globali e diffuso prevalentemente nel Nord America (1a) e in Europa (1b), ha dimostrato di essere il più difficile da trattare con successo. Le sette varianti sono diversamente distribuite nel mondo e rispondono in modo differente alle terapie antivirali: la definizione del genotipo è, infatti, fondamentale per determinare correttamente il tipo e la durata del regime terapeutico.

L’epatite C è una infezione del fegato causata da HCV che, attraverso processi infiammatori e l’attivazione del sistema immunitario, provoca la morte delle cellule epatiche (necrosi epatica). Le cellule epatiche distrutte dal virus sono sostituite da un tessuto di cicatrizzazione, con la comparsa di noduli e di cicatrici che determinano la perdita progressiva della funzionalità del fegato portando alla cirrosi epatica e/o epatocarcinoma. L’epatite C può quindi cronicizzare, trasformandosi in una patologia di lunga durata. A seguito del contagio, circa il 60-70% degli individui diventa portatore cronico del virus. Ciò significa che anche un’incidenza relativamente modesta dell’infezione contribuisce ad alimentare efficientemente il pool dei portatori cronici del virus.

I numeri dell’epatite C

l vero costo dell’Epatite C è quantificabile in miliardi di euro spesi, ma soprattutto, in centinaia di migliaia di vite perse ogni anno 4,5

  • Il virus dell’Epatite C (HCV) è una delle cause principali di trapianti di fegato e decessi correlati ad epatopatie a livello mondiale 6,7
  • Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno circa 500.000 persone muoiono a causa di malattie correlate all’Epatite C4
  • Si stima che in Italia ci sia una prevalenza del virus dell’Epatite C del 2,7%, che equivale a circa 1.5-1.6 milioni di persone affette. Di questi, la stima dei pazienti diagnosticati ed eleggibili ad un trattamento con antivirali ad azione diretta, risulta essere circa di 187.756 28, 29

Le conseguenze fisiologiche dell’infezione cronica da Epatite C sono gravi e possono essere caratterizzate da manifestazioni extraepatiche 8

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Barriere

  • Eliminazione significa riduzione a zero dell’incidenza dell’infezione causata da uno specifico agente in una specifica area geografica in virtù delle misure adottate, ma ciò richiede continui sforzi al fine di prevenire la ripresa della trasmissione11
  • Eradicazione significa azzeramento permanente a livello mondiale di nuovi casi di una malattia infettiva in virtù delle misure adottate, senza il bisogno di ulteriori misure di controllo11

Nonostante i rivoluzionari progressi fatti, esistono ancora molti ostacoli di natura clinica e comportamentale

  • Anche gli ostacoli sistemici, come la mancanza di risorse o di iniziative per aumentare la consapevolezza della malattia, possono intralciare il trattamento15


Pazienti ad alto rischio

Le seguenti popolazioni di pazienti corrono un rischio maggiore di complicanze gravi e possono contare su opzioni terapeutiche non ottimali rispetto alle loro necessità

Una significativa percentuale di pazienti con Epatite C cronica (25%-60%) manifesta progressione dell’epatopatia da fibrosi (F2) a cirrosi (F4), inclusa cirrosi scompensata16

  • L’eliminazione del virus nei pazienti con fibrosi avanzata e cirrosi può ridurre la percentuale di scompensi e il rischio di HCC12
  • I pazienti con cirrosi scompensata si trovano in una situazione di maggiore urgenza, ma hanno a disposizione un numero inferiore di opzioni terapeutiche 16,17

Le coinfezioni da Epatite C/virus dell’immunodeficienza umana (HIV) presentano delle sfide uniche

  • Le persone con coinfezione HCV/HIV manifestano una progressione più rapida della fibrosi, una maggiore probabilità di sviluppare cirrosi e un’incidenza più elevata di HCC rispetto ai pazienti con sola infezione da HCV9
  • La gestione clinica può essere complessa a causa delle potenziali interazioni farmacologiche con i farmaci antiretrovirali12

Sebbene sia meno comune di altri genotipi, il genotipo 3 (G3) rimane tra i tipi più aggressivi e difficili da trattare18

  • Le persone con G3 tendono ad avere una progressione più rapida all’epatopatia avanzata e un’incidenza più elevata di HCC rispetto alle persone con altri genotipi di HCV19,20
  • Il G3 può rappresentare una sfida terapeutica in quanto presenta tassi più bassi di risposta virologica sostenuta rispetto ad altri genotipi di HCV con alcune terapie antivirali ad azione diretta senza interferone18

Esistono opzioni di trattamento limitate per i pazienti con pregressi insuccessi terapeutici21

L’infezione da HCV rappresenta sia una causa sia una complicazione dell‘INSUFFICIENZA renale cronica22

  • L’infezione cronica da HCV può causare glomerulopatie22
  • La presenza di HCV si correla con tassi più elevati di mortalità nei pazienti in dialisi o sottoposti a trapianti del rene rispetto ai pazienti HCV negativi22
  • Desta una notevole preoccupazione la mancanza di farmaci con buoni profili di sicurezza ed efficacia per il trattamento dei pazienti con infezione cronica da HCV e malattia renale cronica22

Mortalità cumulativa dovuta a nefrite, sindrome nefrosica e nefrosi lungo un periodo di 18 anni23

  • Per le persone positive all’anticorpo dell’Epatite C il tasso di rischio relativo al decesso, correlato a malattia renale, è 2,77 (CI 95%: 1,49-5,15) rispetto alle persone negative al virus dell’Epatite C, come risulta dall’analisi multivariata.23

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Tossicodipendenti

Nei paesi sviluppati, la modalità principale di trasmissione dell’infezione da HCV, è correlata all’uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva.9

Le persone che ricevono una terapia oppioide sostitutiva, impegnate in un netto cambiamento dello stile di vita, possono accedere al trattamento dell’Epatite C cronica26

  • Per la popolazione PWID con Epatite C, l’OMS raccomanda l’integrazione del trattamento per la dipendenza da oppioidi (in particolare la terapia oppioide sostitutiva) con il trattamento per l’Epatite C cronica9

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  24. Centers for Disease Control and Prevention. Hepatitis C: 25 years of discovery. http://www.cdc.gov/knowmorehepatitis/timeline.htm. Accessed August 17, 2015.
  25. Ansaldi et al J. Med Vir 2005.
  26. Studio Mennini et al 2015.

Il termine malattia renale cronica (CKD) è usato per definire la presenza di anomalie strutturali o funzionali a carico del rene persistenti per più di 3 mesi, con ripercussioni sullo stato di salute.

La CDK è una malattia progressiva che peggiora con il trascorrere del tempo, esponendo il paziente al rischio di nefropatia in stadio terminale, dialisi, trapianto e, potenzialmente decesso.

I 5 stadi della CKD sono definiti sulla base dell’eGFR

eGFR= Velocità di filtrazione glomerulare stimata ]

L’infezione cronica da HCV: una malattia sistemica6

CKD e HCV

L’infezione cronica da HCV è riconosciuta quale causa e conseguenza importante della CKD.

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36 milioni di persone nell’Unione Europea convivono con una CKD di stadio 3-5.

Il 10% degli adulti soffre di CKD, ma il 90% degli individui affetti ne è inconsapevole.

Nel territorio definito come «regione europea» dall’OMS, la prevalenza dell’infezione cronica da HCV nei pazienti sottoposti a dialisi è 3,5 volte più elevata rispetto a quanto documentato nei pazienti con HCV non dializzati.

  • Il 2% circa delle persone residenti nella regione europea definita dall’OMS ha un’infezione da HCV.
  • Il 7% circa dei pazienti europei sottoposti a dialisi ha un’infezione da HCV

550.000 europei sono attualmente dializzati o sono stati sottoposti a trapianto di rene.2,3,5

  • I pazienti con CKD, in particolare quelli emodializzati, esibiscono una prevalenza più elevata di infezione da HCV rispetto alla popolazione generale.
  • L’infezione da HCV è associata ad un’aumentata mortalità nei pazienti dializzati e nei trapiantati di rene.
  • Le linee guida dell’OMS, della EASL, della AASLD, dei CDC e della KDIGO raccomandano lo screening per l’HCV nei soggetti esposti a un rischio aumentato, inclusi i pazienti affetti da CKD.
  • La maggior parte degli antivirali anti-HCV ad azione diretta indicati per il trattamento delle infezioni da HCV presentano delle limitazioni nei pazienti con disfunzione renale.

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L’associazione tra HCV e CKD può essere mediata da comorbilità1,7-10

La presenza di comorbilità configurabili come fattori di rischio indipendenti per lo sviluppo e la progressione accelerata della CKD, tra cui il diabete, l’ipertensione, l’iperlipidemia e cirrosi, erano associati ad un maggiore rischio di sviluppare CKD rispetto ai soggetti con la sola infezione da HCV.

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Pochi pazienti con infezione cronica da HCV emodializzati hanno ricevuto un trattamento per l’HCV1,11,12

Tassi di trattamento dei pazienti emodializzati per fase DOPPS

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I pazienti con infezione da HCV affetti da grave compromissione renale sono una popolazione “difficult-to-treat” 1,12,13


Clearance renale

La disfunzione renale può alterare la clearance renale, modificando così l’eliminazione di determinati farmaci.

Clearance renale

Da sempre, i pazienti con infezione cronica da HCV e CKD di stadio 4 o 5 sono trascurati a causa della carenza di dati clinici a supporto del trattamento anti-HCV in tale categoria di soggetti.

La maggior parte degli antivirali ad azione diretta per il trattamento dell’infezione cronica da HCV presenta limitazioni d’uso per pazienti con grave compromissione renale o nefropatia in stadio terminale.


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Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

Esistono pazienti che non possono fare terapia con antivirali diretti?

La regola di fondo è trattare tutti i pazienti con infezione da HCV sia per fornire loro un beneficio in termini di ridotta progressione/reversione della patologia epatica o dei danni extraepatici (quindi per migliorare qualità e aspettativa di vita), sia per un aspetto prettamente sociale: un paziente che a seguito di terapia guarisce dall’infezione (evento che si verifica in circa il 98% dei soggetti trattati), infatti, non è più contagioso in alcun modo e ciò riduce la circolazione dell’infezione, generando un beneficio per la collettività. Il profilo di tollerabilità di tali terapie è, inoltre, eccellente e non dissimile dal placebo! Anche le potenziali interazioni con farmaci assunti cronicamente dal paziente possono essere gestite agevolmente da parte dei centri specialistici. L’età avanzata o molto avanzata non deve rappresentare un ostacolo al trattamento. Vi possono essere solo particolari casi di soggetti che hanno un’aspettativa di vita molto bassa a causa di patologie extraepatiche (ad esempio pazienti terminali) nei quali il trattamento può essere definito futile.

Associazione italiana per lo studio del fegato (AISF) e Società italiana di medicina generale (SIMG). Indicazioni pratiche per un modello di gestione condivisa tra Medico di Medicina Generale e Specialista Epatologo del paziente con epatite cronica da virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. 24 Luglio 2019.




Giuseppe Cariti – Clinica Malattie Infettive, Università di Torino

Un paziente ha dichiarato di avere adottato comportamenti a rischio. Ho richiesto i test diagnostici per stabilire se avesse contratto l’infezione da HCV, ma sono risultati negativi. Potrebbe trattarsi di falsi negativi?

Sì. Il periodo di incubazione della malattia va da 2 settimane a 6 mesi e per lo più è compreso fra 6 e 9 settimane. Si consiglia pertanto di ripetere il test nei mesi successivi.

ISS, Epicentro: portale di epidemiologia per la sanità pubblica. EASL Recommendations on Treatment of Hepatitis C 2018. Clinical Practice Guidelines. Journal of Hepatology, August 2018, Volume 69, Issue 2, Pages 461-511.




Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

Quali misure comportamentali/indicazioni sullo stile vita consigliare a un soggetto con infezione da virus HBV o HCV?

È importante spiegare che l’infezione non è necessariamente causa di malattia epatica. Qualora questa sia presente, illustrare quali sono i rischi evolutivi, la necessità di monitoraggio periodico e le possibilità terapeutiche e i rischi di trasmissione. Fornire informazioni in merito ai fattori che possono favorire una più rapida progressione della malattia,
motivando il paziente, ove necessario, a modificare le abitudini alimentari e lo stile di vita. In particolare, va condotta un’accurata anamnesi sull’utilizzo di bevande alcoliche ed il soggetto va educato al corretto uso dei farmaci e degli eventuali prodotti da banco (preparati di erboristeria; integratori, ecc.) a potenziale effetto epatotossico, nonché all’astensione dal fumo di sigaretta, ad evitare sovrappeso e a svolgere costante attività fisica. Per quanto concerne la gestione del rischio infettivo, ovvero della possibilità di trasmettere l’infezione ad altre persone, vanno spiegate al paziente le modalità di trasmissione della malattia e forniti consigli pratici per ridurre la probabilità di trasmissione come, ad es. porre lo spazzolino, il dentifricio, le forbicine e altri effetti personali in un astuccio chiuso ed etichettato con il proprio nome in un posto non raggiungibile da parte di bambini; utilizzare stoviglie personalizzate; utilizzare mezzi di barriera durante l’attività sessuale.

Associazione italiana per lo studio del fegato (AISF) e Società italiana di medicina generale (SIMG). Indicazioni pratiche per un modello di gestione condivisa tra Medico di Medicina Generale e Specialista Epatologo del paziente con epatite cronica da virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. 24 luglio 2019.




Giuseppe Cariti – Clinica Malattie Infettive, Università di Torino

Come posso essere certo che un individuo abbia contratto l’infezione da HCV?

Per avere la certezza dell’infezione il test diagnostico di prima linea è rappresentato dal dosaggio degli anticorpi anti-HCV. In caso di sospetta epatite C acuta o nei pazienti immunosoppressi, la ricerca dell’HCV-RNA dovrebbe
rappresentare parte integrante della valutazione iniziale. Se si riscontrano anticorpi anti-HCV, l’HCV-RNA dovrebbe essere determinato attraverso un metodo molecolare sensibile. Gli individui che risultano positivi all’anti-HCV e negativi all’HCV-RNA dovrebbero essere nuovamente sottoposti ai test diagnostici per la ricerca dell’HCV-RNA nei 3 mesi successivi.

EASL Recommendations on Treatment of Hepatitis C 2018. Clinical Practice Guidelines. Journal of Hepatology, August 2018, Volume 69, Issue 2, Pages 461-511.




Gabriella Verucchi – Malattie Infettive Policlinico S Orsola Malpighi, Bologna

Quale ruolo ha l’ecografia dell’addome superiore?

È utile a identificare eventuali segni diretti/indiretti di cirrosi e/o di ipertensione portale, come la nodularità dei profili epatici, l’ingrandimento splenico, le alterazioni del calibro e del flusso del venoso portale, la presenza di ascite oltre che a ricercare la presenza di tumori epatici. Dopo la prima determinazione (alla diagnosi di infezione), è utile ripetere l’esame una volta all’anno mentre occorre ripeterlo ogni 6 mesi se è presente cirrosi.

Rossi A. et al. Documento intersocietario SIMG-AISF-SIMIT sul virus dell’epatite C. Rivista della Società Italiana di Medicina Generale, Agosto 2009.




Giuseppe Cariti – Clinica Malattie Infettive, Università di Torino

Per quanto tempo il virus dell’HCV sopravvive nell’ambiente esterno?

È stato dimostrato che in un range di temperatura compreso tra 4°C e 22°C, il virus dell’HCV è in grado di sopravvivere nell’ambiente esterno fino a 6 settimane. Oltre che dalla temperatura la capacità di sopravvivenza del virus dell’HCV può essere influenzata da una serie di elementi come la carica virale e l’umidità dell’ambiente circostante.

Paintsil E et al. Hepatitis C virus maintains infectivity for weeks after drying on inanimate surfaces at room temperature: implications for risks of transmission. J Infect Dis. 2014 Apr 15; 209 (8): 1205-11.




Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

Esiste un vaccino per l’infezione da HCV??

No, al momento non è disponibile alcun tipo di vaccino contro il virus dell’epatite C.

Rossi A et al. Documento intersocietario SIMG-AISF-SIMIT sul virus dell’epatite C. Rivista della Società Italiana di Medicina Generale, Agosto 2009. Abdelwahab KS, Ahmed Said ZN. Status of hepatitis C virus vaccination: Recent update. World J Gastroenterol. 2016 Jan 14; 22 (2): 862-73.






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Questa pubblicazione riflette i punti di vista e le esperienze degli autori e non necessariamente quelli di MSD Italia


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Giuseppe Cariti – Clinica Malattie Infettive, Università di Torino

Esistono dei sintomi specifici per l’infezione acuta da HCV?

L’infezione acuta da HCV è generalmente asintomatica; una volta avvenuto il contagio, circa l’80% delle persone non presenta alcun sintomo. Talvolta è possibile che chi contrae la malattia avverta una sensazione di malessere generale accompagnata da dolori articolari o muscolari, febbre e perdita dell’appetito, mentre in alcuni casi la presenza di ittero, feci ipocoliche e urine ipercromiche potrebbe indurre il sospetto diagnostico.

World Heatlh Orgnization. Hepatitis C, Key facts 2019.




Gabriella Verucchi – Malattie Infettive Policlinico S Orsola-Malpighi, Bologna

L’incremento delle concentrazioni delle transaminasi epatiche può rappresentare un campanello d’allarme per l’infezione da HCV?

Non necessariamente. È stato chiaramente dimostrato che il 30-40% circa dei pazienti cronicamente infettati dall’HCV presenta livelli normali di alanina-transaminasi (ALT).

Puoti C. HCV carriers with normal aminotransferase levels: “normal” does not always mean “healthy”. J Hepatol. 2003 Apr; 38 (4): 529-32.




Gabriella Verucchi – Malattie Infettive Policlinico S Orsola-Malpighi, Bologna

Quali sono i soggetti maggiormente esposti al rischio di contrarre Malattie Infettive Policlinico S Orsola Malpighi, Bologna l’infezione da HCV?

L’assunzione di droghe per via parenterale rappresenta un importante fattore di rischio (31%) insieme all’esposizione sessuale, intesa come partner sessuali multipli o mancato uso del profilattico in corso di rapporti occasionali (32% di casi). Il contributo maggiore nella trasmissione dell’infezione da HCV è dato tuttavia dai trattamenti estetici, come manicure e soprattutto piercing e tatuaggi (35%). Ha inoltre un peso considerevole la trasmissione nosocomiale (30%), ovvero attraverso procedure mediche e chirurgiche invasive (ospedalizzazione, intervento chirurgico, emodialisi, trasfusione di sangue). La convivenza con un soggetto HCV positivo rappresenta il fattore di rischio meno frequente tra quelli riportati (17%).

SS, Epicentro: portale di epidemiologia per la sanità pubblica. https://www.epicentro.iss.it/epatite/bollettino/Bollettino-n.2-2017.pdf




Gabriella Verucchi – Malattie Infettive Policlinico S Orsola Malpighi, Bologna

Quali sono le modalità di trasmissione del virus dell’epatite C?

La trasmissione dell’infezione da HCV avviene principalmente per via parenterale. Nel passato la trasmissione avveniva principalmente attraverso l’uso di siringhe di vetro, trasfusioni e somministrazione di plasmaderivati, successivamente è da correlarsi all’utilizzo di droghe per via endovenosa. In Europa l’uso di droghe per via endovenosa ha rappresentato il principale fattore di rischio per la trasmissione della malattia. Fra le altre possibili modalità di trasmissione dell’HCV per via parenterale si ricorda l’esecuzione di tatuaggi, di piercing, le pratiche di manicure o pedicure, l’agopuntura ecc., con strumenti non sterilizzati. Sono stati documentati anche casi di contagio per via sessuale: questa via sembra essere molto meno efficiente che per l’HBV, tuttavia rappresenta una modalità di trasmissione tra MSM o tra individui con attività sessuale promiscua. L’infezione si può trasmettere anche per via verticale, ovvero da madre a figlio, ma in meno del 5% dei casi. Il controllo delle donazioni di sangue, attraverso il test per la ricerca degli anticorpi anti-HCV ha notevolmente ridotto il rischio d’infezione in seguito a trasfusioni di sangue ed emoderivati.

ISS, Epicentro: portale di epidemiologia per la sanità pubblica. https://www.epicentro.iss.it/epatite/epatite-c Ministero della Salute. Piano Nazionale per la prevenzione delle Epatiti Virali da virus b e c (PNEV). http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2437_allegato.pdf




Giuseppe Cariti – Clinica Malattie Infettive, Università di Torino

Esiste una correlazione tra l’infezione da HCV e le altre infezioni da virus
dell’epatite?

Sia il virus dell’epatite B che quello dell’epatite C sono trasmessi efficacemente per via parenterale, non è pertanto infrequente osservare casi di coinfezione HCV/HBV. La presenza di entrambi i virus nello stesso soggetto naturalmente aggrava il decorso della malattia epatica. Anche l’epatite A (HAV) può avere un andamento particolarmente aggressivo se colpisce un individuo con infezione da HCV. Su questa base e in assenza di segni sierologici di infezione pregressa, è opportuno vaccinare i portatori di HCV contro l’HBV e l’HAV.

Rossi A et al. Documento intersocietario SIMG-AISF-SIMIT sul virus dell’epatite C. Rivista della Società Italiana di Medicina Generale, Agosto 2009.




Gabriella Verucchi – Malattie Infettive Policlinico S Orsola-Malpighi, Bologna

Cosa indica l’acronimo SVR?

L’obiettivo primario della terapia dell’infezione da HCV è quello di curare la malattia ottenendo quella che si definisce la “risposta virologica sostenuta” (SVR). Questo acronimo indica la negativizzazione dell’HCV-RNA per un periodo di tempo di 12 settimane (SVR12) o di 24 settimane (SVR24) dopo il completamento del trattamento. Ottenere l’SVR significa aver curato l’infezione da HCV, con una probabilità molto bassa di andare incontro a recidive tardive. L’SVR si associa generalmente alla normalizzazione degli enzimi epatici e al miglioramento o alla scomparsa della necroinfiammazione del fegato e della fibrosi nei pazienti senza cirrosi.

EASL Recommendations on Treatment of Hepatitis C 2018. Clinical Practice Guidelines. Journal of Hepatology, August 2018; 69 (2):461-511




Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

A chi e come va effettuato lo screening dell’infezione da HCV?

Nel sospetto di infezione da HCV vanno considerati vari fattori tra cui l’uso di droghe (non solo per via endovenosa), trasfusioni ricevute prima del 1990 (anno in cui è stato introdotto lo screening per l’anti-HCV sui donatori) e interventi chirurgici maggiori; questi ultimi rappresentano, allo stato attuale, il fattore di rischio maggiore per la trasmissione di HCV, indipendentemente da eventuali trasfusioni durante la chirurgia. Un fattore da non sottovalutare è rappresentato dall’età. L’infezione da HCV è infatti maggiormente prevalente in persone che, pur prive dei suddetti fattori di rischio, hanno un’età maggiore di 65 anni. Ciò è verosimilmente in relazione all’uso di siringhe di vetro riutilizzabili, pratica molto frequente in epoca precedente agli anni ‘80. Vanno considerati, inoltre, eventuali fattori di comorbidità, come l’alcolismo, il
diabete e l’iperlipemia, che da una parte possono associarsi all’infezione da HCV e dall’altra possono aggravarla. Una storia familiare di epatopatia (cirrosi epatica, carcinoma epatico) può indicare la circolazione del virus nel nucleo familiare, mentre una storia personale di ittero in passato potrebbe suggerire un’epatite da HCV acuta trasformatasi in epatite cronica, ma quasi sempre è fuorviante: la maggior parte delle epatiti acute C decorre in maniera asintomatica o oligosintomatica. Il dolore non è un segno di epatite C; se importante, deve far ricercare una patologia biliare, extraepatica, o neoplastica. Il primo sguardo alla costituzione del paziente può fornire
un’importante chiave diagnostica, in quanto il sovrappeso è la causa più frequente di anormalità degli enzimi epatici. Va notata anche la presenza di tatuaggi che possono rappresentare un modo di trasmissione dell’HCV.
Come in ogni altra epatopatia, nel sospetto di infezione da HCV va richiesta una serie minima ma sufficiente di test virologici e di laboratorio mirati a valutare in un primo approccio non invasivo la presenza e grado di evoluzione dell’epatopatia e identificarne l’eziologia. I test virologici e di laboratorio per lo screening biochimico devono essere eseguiti insieme, perché singolarmente possono avere scarso significato. Lo screening biochimico prevede i test di laboratorio di primo approccio da eseguire che possiamo distinguere in:

• Test virologici (Anti-HCV, HBsAg, Anti-HIV). Da precisare che la positività per anti-HCV indica un contatto con il virus ma non fornisce informazioni certe sulla presenza attuale di infezione. Tale informazione viene fornita con un test di secondo livello cioè la ricerca del genoma virale (HCV-RNA);
• Esami di routine: emocromo con formula e piastrine, glicemia, creatininemia;
• Test di citolisi epatica Alanina-Aminotransferasi (ALT), Aspartato-Aminotransferasi (AST);
• Test di funzione epatica: bilirubina totale e frazionata, Quadro proteico elettroforetico (QPE), pseudo-colinesterasi (pCHE), Tempo di Quick, colesterolemia.

Andriulli A, al. Declining prevalence and increasing awareness of HCV infection in Italy: A population-based survey in five metropolitan areas. Eur J Intern Med. 2018 Jul; 53: 79-84.
Gentile I, et al. Hepatitis C screening in the Emergency Department of a large hospital in southern Italy: results of a pilot study. Infez Med. 2019 Mar 1; 27 (1): 32-39.
Martini S. et al. La gestione dell’epatite C, stato dell’arte 2018. Supplemento n° 1 alla rivista ReadFiles n° 2 giugno 2018.




Gabriella Verucchi – Malattie Infettive Policlinico S Orsola Malpighi, Bologna

Quali sono le terapie attualmente disponibili per il trattamento dell’infezione da HCV? La guarigione è certa, scientificamente indiscutibile e vantaggiosa sotto tutti gli aspetti?

Attualmente sono disponibili tre classi maggiori di DAA: elbasvir/grazoprevir, glecaprevir/pibrentasvir, sofosbuvir/velpatasvir. Questi farmaci innovativi
permet-tono la guarigione da epatite C, con cicli terapeutici di 8, 12 o più raramente 24 settimane con percentuali di successo terapeutico sempre più vicine al 100% con buona tollerabilità. Esiste inoltre, nei pochi casi di fallimento, la combinazione sofosbuvir/velpatasvir/voxilaprevir che rappresenta l’opzione terapeutica di scelta in termini di efficacia ed effetti collaterali, tuttavia questo schema non è utilizzabile in pazienti con cirrosi scompensata. La negatività dell’HCV-RNA dopo almeno 12 settimane dal termine del trattamento con i farmaci ad azione diretta (DAAs) contro il virus dell’epatite C equivale alla guarigione dell’infezione. Con il raggiungimento della risposta virologica sostenuta (SVR) si osserva un arresto della progressione della malattia epatica e in alcuni casi a una regressio-ne della fibrosi. Nei pazienti responders con una malattia epatica avanzata sono stati dimostrati la riduzione dello sviluppo o della progressione dei segni di ipertensione portale (es sviluppo varici esofagee ecc.), una riduzione della probabilità di progressione verso l’insufficienza epatica, un minore rischio di andare incontro al trapianto di fegato. Tuttavia, i pazienti con fibrosi avanzata o cirrosi e i soggetti con cirrosi scompensata che ottengono una risposta al trattamento rimangono a rischio, seppure ridotto, di sviluppare un epatocarcinoma per cui devono continuare ad essere seguiti da un centro specialistico in cooperazione con i MMG. I pazienti SVR con fibrosi epatica assente o lieve senza comorbosità non hanno indicazione a proseguire un follow-up epatologico. Se questi sog-getti presentano però comorbidità di danno epatico (ad esempio sindrome metabolica, obesità, autoimmunità, sovraccarico marziale, ecc.) rimangono a rischio di progressione di fibrosi per cui è utile proseguire un monitoraggio non invasivo della fibrosi epatica (es della funzionalità epatica, ecografia, ecc.). Un dato importante da ricordare che è sempre possibile una reinfezione nei soggetti che presentano fattori di rischio (tossicodipendenti attivi, MSM, rapporti sessuali ad alto rischio) e in tal caso è consigliabile eseguire una volta all’anno il controllo dell’HCV-RNA al fine di escludere una reinfezione.


Global Report On Acces To Hepatitis C Treatment – Who, October 2016
Martini S et al. La gestione dell’epatite C, stato dell’arte 2018. Supplemento n° 1 alla rivista ReadFiles n° 2 giugno 2018.
EASL Recommendations on Treatment of Hepatitis C 2018. Clinical Practice Guidelines. Journal of Hepatology, August 2018, Volume 69, Issue 2, Pages 461-511.
Documento di indirizzo dell’associazione Italiana per lo studio del fegato per l’uso razionale dei farmaci anti-HCV disponibili in Italia 2018




Giuseppe Cariti – Clinica Malattie Infettive, Università di Torino

Esistono test rapidi per la diagnosi di infezione da HCV?

Sì, sono disponibili test rapidi, detti anche point of care. Si tratta di indagini che non necessitano di laboratorio, attrezzature o personale tecnico, e vengono eseguite su prelievi di sangue, venoso o da digitopuntura, oppure su fluido orale. I dispositivi si presentano in genere come un comune test di gravidanza.
I risultati sono disponibili in meno di 30 minuti e i riscontri positivi possono poi essere confermati con metodiche NAT.

Martini S et al. La gestione dell’epatite C, stato dell’arte 2018. Supplemento n° 1 alla rivista ReadFiles n° 2 giugno 2018.




Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

Qual è la storia naturale dell’infezione da virus dell’epatite C?

L’infezione da HCV cronicizza nel 70-85% dei soggetti. Un danno epatico cronico si può riscontrare nella maggior parte dei soggetti con infezione cronica, tuttavia solo il 20-30% di coloro che vanno incontro a danno epatico cronico sviluppa cirrosi nell’arco della propria vita. Ogni anno il 4-6% dei soggetti con cirrosi presenta uno scompenso clinico o sviluppa epatocarcinoma.

Rossi A et al. Documento intersocietario SIMG-AISF-SIMIT sul virus dell’epatite C. Rivista della Società Italiana di Medicina Generale, Agosto 2009.




Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

Qual è il ruolo del medico di famiglia?

Il ruolo è innanzitutto quello di consigliare il test di screening a tutti i potenziali pazienti. Lo screening è il punto essenziale per l’emersione del sommerso.
Ma ciò non basta. Occorre anche motivare il paziente spiegando che il percorso di terapia è essenziale per la sua salute e per quella dei suoi cari.
Il Medico di famiglia costituisce spesso il primo riferimento per i pazienti.
Compito del medico di famiglia, quindi, è quello di fornire le prime indicazioni e riferimenti al paziente e di indirizzarlo presso un centro specializzato nella diagnosi e cura delle epatiti.

https://www.epatitec.info/strumentiinformativi/diagnosiguarigione/3%20ho-scoperto-epatite-c-cosa-faccio




Ivan Gentile – Dipartimento di Medicina Clinica e Chriurgia – Sezione di Malattie Infettive, Policlinico Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli

Quali vaccinazioni dovrebbero essere consigliate ai pazienti con infezione da HCV?

I pazienti con epatite da HCV non esposti a HBV devono effettuare la vaccinazione anti-epatite B. Tutti i soggetti con epatite da HBV e/o HCV devono effettuare lo screening per epatite A (HAV IgG) e in caso di mancata esposizione devono effettuare la vaccinazione anti-epatite A. I pazienti con cirrosi epatica, se non presenti controindicazioni specifiche, devono essere sottoposti a vaccinazione stagionale contro l’influenza oltre che a vaccinazione anti-pneumococcica.
Si raccomanda per tale ultima vaccinazione l’utilizzo di uno schema sequenziale che prevede la vaccinazione con vaccino coniugato 13-valente e dopo almeno 8 settimane l’allargamento della copertura con il vaccino polisaccaridico 23-valente.

Associazione italiana per lo studio del fegato (AISF) e Società italiana di medicina generale (SIMG). Indicazioni pratiche per un modello di gestione condivisa tra Medico di Medicina Generale e Specialista Epatologo del paziente con epatite cronica da virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. 12 maggio 2015.

Servizio scientifco offerto alla Classe Medica da MSD Italia s.r.l..
Questa pubblicazione riflette i punti di vista e le esperienze degli autori e non necessariamente quelli di MSD Italia


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C-Liver

L’app C-Liver fornisce un supporto a 360° al medico che gestisce il percorso di diagnosi e cura del paziente con infezione cronica da HCV. Uno strumento unico per il calcolo dei principali score in Epatologia, la ricerca delle interazioni farmacologiche in HCV e l’accesso alle linee guida.



Responsabile Scientifico
Prof. Antonio Craxi, Direttore Unità Operativa di Gastroenterologia A.O.U. Policlinico Paolo Giaccone

EASL 2015 – Video Prof. Craxì

EASL 2015 – Video Prof. Perno

EASL 2015 – Video Prof.ssa Taliani

EASL 2015 – Video Prof. Bruno

In questa sezione sono presenti le schede informative sulla patologia che puoi scaricare, stampare e consegnare ai tuoi pazienti.

In questa sezione troverai delle schede di approfondimento in cui vengono messi a confornto i punti di vista di alcuni clinici su diversi temi importanti in HCV

INFC-1199949-0000-MSD-W-11/2018