HAV



L’epatite A è una malattia del fegato provocata dall’infezione con il virus dell’epatite A (HAV)1.

Il virus viene trasmesso tramite l’ingestione di cibo e acqua contaminati (frutti di mare crudi o non sufficientemente cotti, frutti di bosco, verdure) e attraverso il contatto diretto con una persona contagiata2.

Negli ultimi anni è stata descritta anche la trasmissione per via sessuale. Un altro importante fattore di rischio è rappresentato dai viaggi in aree ad alta endemia , nel 2015 questi hanno costituito il 40% dei casi segnalati al Seieva2.

L’incidenza dell’epatite A è legata allo sviluppo socio-economico del paese (es. mancanza di acqua sicura e scarse misure igienico-sanitarie)1.

Diversamente dall’Epatite B e C, l’epatite A non causa patologie croniche del fegato. Può causare una malattia lieve con una durata di poche settimane fino ad arrivare a una malattia grave della durata di diversi mesi. I sintomi sono spesso assenti. Tuttavia se presenti, possono includere: febbre, affaticamento, nausea, vomito, perdita di appetito, dolore addominale e ittero. La patologia porta raramente ad esiti fatali (es. l’epatite fulminante),1 ma può essere debilitante.

Gli adulti presentano i segni e i sintomi della malattia più frequentemente dei bambini (di norma asintomatici al di sotto dei 6 anni). Nell’età avanzata, la gravità della malattia e la mortalità sono più elevate1

L’epatite A si presenta in modo sporadico o epidemico in tutto il mondo, con tendenza a ricorrenza ciclica. Le epidemie correlate alla contaminazione di cibo e acqua possono esplodere all’improvviso e infettare rapidamente un grande numero di persone. Il virus dell’Epatite A resiste nell’ambiente e può sopravvivere ai processi di sterilizzazione normalmente impiegati per la preparazione degli alimenti1.

In Italia negli ultimi decenni, grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e socio-economiche del paese, si è registrata una forte diminuzione della circolazione del virus HAV2.

Oggi il paese si configura a endemicità medio-bassa per epatite A2.

Ad eccezione, infatti, delle epidemie associate al consumo di frutti di mare crudi, verificatesi negli anni 1992, 1994 e 1997 in alcune Regioni dell’Italia meridionale, l’incidenza ha mostrato nel tempo andamento in diminuzione, seppure non costante, scendendo sotto la soglia di 1 caso per 100.000 abitanti dal 20112. Nel 2013 si è verificata una nuova epidemia di epatite A legata al consumo di frutti di bosco congelati, che ha colpito tutto il territorio nazionale e in particolare alcune Regioni del Nord e del Centro Italia, con un’incidenza annuale di 2,5 casi per 100.000.

Figura 1. Tassi di incidenza per 100.000 abitanti delle epatiti virali acute, per anno; Seieva 1985-2015

L’esposizione dei bambini al virus HAV è oggi meno comune. I soggetti giovani-adulti e adulti sono maggiormente suscettibili all’infezione e presentano più spesso forme sintomatiche e di maggiore gravità, soprattutto se già affetti da un’epatopatia2.

La patologia comporta un significativo impatto economico e sociale, con ripercussioni sull’intera comunità. Il recupero infatti può durare settimane o mesi, allontanando dalle attività quotidiane quali lavoro o scuola i soggetti colpiti1.

Non esiste un trattamento specifico per l’epatite A. Misure igienico-sanitarie migliori, controlli sul cibo e immunizzazione sono i modi più efficaci per combattere l’infezione1.

Bibliografia

IT-NON-02705-W-07-2022