POLIOMIELITE



La poliomielite è una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. Descritta per la prima volta nel 1789 dal medico britannico, Michael Underwood, la prima epidemia di poliomielite in Europa è stata descritta all’ inizio del XIX secolo e successivamente negli Stati Uniti. La diffusione della polio ha raggiunto un picco negli Stati Uniti nel 1952 con oltre 21.000 casi registrati. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8.000 casi1.

La malattia è causata da tre sierotipi (tipo 1, 2 e 3) di poliovirus, appartenente al genere enterovirus, che invade il sistema nervoso nel giro di poche ore, distruggendo le cellule neurali colpite e causando una paralisi che può diventare, nei casi più gravi, totale. In generale, la poliomielite ha effetti più gravi sui muscoli delle gambe che su quelli della braccia. Le gambe perdono tono muscolare e diventano flaccide, una condizione nota come paralisi flaccida. In casi di infezione estesa a tutti gli arti, il malato può diventare tetraplegico. Nella forma più grave, quella bulbare, il virus paralizza i muscoli innervati dai nervi craniali, riducendo la capacità respiratoria, di ingestione e di parola. In questo caso, è necessario supportare il malato con ausili nella respirazione. Ad es., negli anni ’50, erano molto diffusi a questo scopo i polmoni d’acciaio1.

Il contagio avviene per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio naturale del virus della poliomielite, che può colpire persone di tutte le età ma principalmente si manifesta nei bambini al di sotto i tre anni1.

Anche i soggetti immunizzati possono venire infettati dal virus, senza svilupparne i sintomi, e trasmetterlo ad altri. Data la ridotta probabilità che un individuo infettato sviluppi sintomi chiari e visibili, come la paralisi, la catena di trasmissione può allungarsi rapidamente, soprattutto in assenza di misure igieniche adeguate1.

Solo l’1% dei malati di poliomielite sviluppa la paralisi, il 5-10% sviluppa una forma di meningite asettica, il restante 90% circa sperimenta solo sintomi simili a un’ influenza e ad altre infezioni virali1.

Sintomi iniziali della malattia sono febbre, stanchezza, vomito, irrigidimento del collo e dolori agli arti. In 1 caso su 200 l’infezione porta a una paralisi irreversibile, mentre il 5-10% dei malati muore a causa della paralisi dei muscoli dell’apparato respiratorio1.

Non esistono cure per la poliomielite, piuttosto trattamenti sintomatici che possono solo in parte minimizzare gli effetti della malattia. L’unico strumento per evitare potenziali gravi conseguenze è la prevenzione tramite vaccinazione1.

I casi di Poliomielite si sono ridotti di oltre il 99% dal 1988, anno nel quale la 41° assemblea mondiale per la salute ha adottato la risoluzione per l’eradicazione mondiale del poliovirus lanciando l’iniziativa Global Polio Eradication Initiative (GPEI)2: da allora si è passati da circa 350.000 casi distribuiti in oltre 125 paesi ad elevata endemia, a 74 casi riportati nel 20152.

Dei 3 ceppi selvaggi di poliovirus (tipo 1, tipo 2, e tipo 3), il ceppo di tipo 2 è stato eradicato nel 1999 mentre il ceppo di tipo 3 ha raggiunto il più basso numero di casi mai riportato nella storia, con nessun caso riportato dal 20122.

Fino a che anche un solo bambino rimarrà infetto, tutti i bambini in tutti i paesi saranno a rischio di contrarre la poliomielite. Il fallimento nell’eradicazione anche dell’ultimo caso di polio può portare nel giro di 10 anni a 200.000 nuovi casi all’anno in tutto il mondo2.



Link Utili

http://polioeradication.org/polio-today/polio-now/



Bibliografia

IT-NON-00512-W-06-2023