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Ammalarsi di assistenza. Quando i caregiver non reggono piu’ lo stress

11-02-2019
A cura di: Argon Media srl
 
 
Sono considerati ‘angeli custodi’. Spesso sono donne. Molto spesso sono sole. Sulle spalle e nel cuore il peso della fatica fisica, dello stress, del dolore che comporta assistere un familiare malato. Così, nella giornata mondiale del malato il pensiero non può che andare anche a chi mette in gioco la propria salute, fisica e psicologica, in nome dell’amore ma anche del dovere. Della ‘sindrome del burnout’ si parla nel ‘Libro Bianco 2018 – La salute della donna’ della Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere).

Il burden caregiving, cioè il peso dell’assistenza, è frequente nei caregiver che avvertono la necessità della loro presenza costante al fianco del familiare malato per svolgere le più comuni attività quotidiane. La dipendenza che avvertono gli provoca la sensazione di mancanza di libertà. “Dal punto di vista psicologico ed emotivo – si legge nel Libro Bianco – la conseguenza immediata che i caregiver possono sperimentare è la sensazione di vedersi sfuggire di mano la propria esistenza che avevano immaginato in maniera del tutto diversa. L’impatto emotivo di tristezza o rabbia li può portare a desiderare di fuggire dalla situazione che stanno vivendo”. Voglia di scappare via, quindi, nella consapevolezza che quell’allontanamento però provocherebbe sensi di colpa tali da non rendere realizzabile questo desiderio.

Un peso psicologico difficile da sostenere, fatto anche di vergogna e sensi di colpa. In nome del senso del dovere ma anche di quella sensazione di ‘debito’ che spesso si innesca nei figli quando si prendono cura dei genitori. E poi c’è il peso della stanchezza fisica, il senso di spossatezza generale che comporta un indebolimento complessivo della salute. “Il caregiver in burnout – si sottolinea nel Libro bianco – si sente sotto pressione per il carico dell’assistenza, avverte un forte disagio psicologico, caratterizzato da ansia e malessere e percepisce un senso di fastidio nei confronti della persona che assiste. Appare spesso irritabile e irascibile”.

Sentimenti naturali, dunque. Si può arrivare persino a non sopportare più chi si è preso in carico. E non è questione di amore. Perché allo stesso tempo si prova un sentimento profondo e la voglia di andare via. Ma allora, cosa fare?

Concedersi dei momenti per essere anche ‘altro’ oltre che un caregiver. Ritagliarsi un momento per dedicarsi ai propri interessi e alle attività che si svolgevano prima che la malattia stravolgesse la vita. Avere dei momenti in cui pensare a se stessi, programmando delle ‘pause’ dell’assistenza. E poi parlare, esprimere i propri sentimenti e chiedere aiuto quando è necessario. Senza aver paura a farlo.

Fonte: Fondazione Onda – ‘La salute della donna. Caregiving, salute e qualità della vita – Libro bianco 2018’ (Franco Angeli Editore)

 

 

 
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