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Pubblicati i primi dati dello studio ISCHEMIA

21-03-2019
Popular Science
 
 
Sono stati pubblicati i dati preliminari dello studio ISCHEMIA, progettato allo scopo di definire meglio il ruolo della rivascolarizzazione nel contesto della cardiopatia ischemica stabile.

I precedenti studi COURAGE e BARI 2D non avevano riscontrato alcuna riduzione nella mortalità o nei tassi di infarto miocardico o PCI nei casi in cui la rivascolarizzazione è stata aggiunta ad una terapia medica ottimale.

Come affermato da Judith Hochman della NYU Langone Health di New York, autrice del presente studio che ha preso in esame 5.179 pazienti, i test di tolleranza all’esercizio (ETT) rappresentano i più comuni test da stress impiegati nel mondo, e le attuali linee guida ACC/AHA raccomandano l’uso del tapis roulant nel caso in cui si desidera sia verificare la capacità d’esercizio che ottenere un ECG affidabile.

Nella pratica clinica quotidiana inoltre l’attesa dei risultati delle valutazioni dei laboratori centrali può risultare scomoda. Nel presente studio si desiderava evitare di ostacolare inutilmente il flusso del lavoro, e quindi è stato consentito ad alcuni centri di randomizzare i pazienti anche in assenza della revisione del laboratorio centrale per la valutazione della gravità dello stato ischemico.

I pazienti sottoposti ad ETT presentavano una maggiore frequenza di coronaropatie trivascolari, patologia a carico della coronaria discendente (LAD) e stenosi prossimale della LAD rispetto a quelli sottoposti ad esami radiologici sotto sforzo.

Alla luce del fatto che si tratta di uno studio dalla visibilità molto elevata, i ricercatori desideravano rassicurare la comunità scientifica sull’appropriatezza della randomizzazione.

I pazienti selezionati sono caratterizzati da coronaropatie più estensive rispetto a quelle degli studio COURAGE o BARI 2D sotto ogni possibile aspetto, ma alcuni esperti si sono detti preoccupati dell’uso dell’ETT sulla non trascurabile proporzione di pazienti che, all’atto della verifica dei laboratori centrali, sono risultati caratterizzati da livelli ischemici non qualificanti, il che potrebbe minare alla base la significatività dello studio.

Altri esperti invece pongono l’accento sul fatto che i primi dati suggeriscono che nel presente studio sia stato effettuato un lavoro eccellente nella somministrazione di una terapia medica ottimale contemporanea, il che non ha sostanzialmente precedenti, e se i risultati definitivi dovessero parlare a sfavore della rivascolarizzazione, ciò dovrebbe essere considerato un successo della terapia medica ottimale.

Lo studio ISCHEMIA è stato oggetto di critiche negli ultimi mesi: la scorsa estate è stato pubblicato un editoriale che ha criticato alcuni aspetti del suo design, e pochi mesi prima era stato criticato il fatto che lo studio avesse modificato l’esito primario considerato, inizialmente incentrato soltanto su mortalità ed infarto, ad includere arresti cardiaci resuscitati, ricoveri per angina instabile e ricoveri per insufficienza cardiaca, laddove questi due ultimi esiti risulterebbero vulnerabili agli errori statistici in uno studio non in cieco.

Fonte: JAMA Cardiol online 2019


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