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15-05-2019

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Solitudine e salute dell’anziano

La solitudine è fortemente collegata ad uno stato di salute scadente ed al rischio di mortalità negli anziani, ed i medici possono svolgere un ruolo importante nell’identificare e nel risolvere il problema.

Secondo Paula Rochin dell’università di Toronto, autrice di uno studio in materia, la solitudine rappresenta un problema per la salute pubblica che impatta gli anziani da diversi importanti punti di vista, ma non può essere curata tramite farmaci, ed è importante investigare diverse strategie per contrastarla.

Si tratta di uno stato emotivo legato alla percezione dell’isolamento. Essa non è classificata come malattia o disturbo mentale, ed è distinta da altri stati mentali come ansia e depressione, ma può portare a sentimenti di disperazione, noia, auto-deprecazione ed ad un atteggiamento negativo verso sé stessi e gli altri.

Alcune ricerche passate hanno collegato la solitudine ad un’accelerazione dell’invecchiamento, nonché ad ipertensione, cardiopatie, ictus, infarti, depressione e demenza.

Si tratta inoltre di un importante fattore contribuente allo sfruttamento delle risorse sanitarie. Gli anziani spesso ricercano il contatto sociale mediante le visite mediche, che possono determinare spese sanitarie.

Per quanto il medico non possa trattare la solitudine farmacologicamente, una soluzione potrebbe consistere nelle cosiddette prescrizioni sociali, ossia indirizzamenti a risorse comunitarie per il supporto sociale, come il volontariato, le visite a musei locali o a gallerie d’arte, oppure servizi di home-visiting.

E’ comunque importante non presumere troppo su chi è solo: la maggior parte degli adulti identificati come soli vivono con altre persone, e più del 60% di essi è sposato. Per valutare la solitudine si consiglia la scala della solitudine in 3 punti, uno strumento semplice e diretto.

Gli eventi che intervengono nelle fasi tardive della vita possono rendere la solitudine particolarmente pesante, come ad esempio la perdita di un coniuge, il pensionamento, le patologie croniche o la perdita di mobilità; come affermato da alcuni esperti, è possibile sentirsi soli anche in mezzo ad una folla, ed anche se profondamente coinvolti nella famiglia o nella comunità.

La solitudine inoltre è un’esperienza soggettiva che non necessariamente corrisponde all’apparenza dell’isolamento sociale. I soggetti soli ma socialmente ben connessi presentano il massimo rischio di esiti negativi.

Uno dei problemi principali consiste nel fatto che la solitudine può essere stigmatizzata, e non venire riconosciuta come il problema olistico che rappresenta, dato che influenza la salute fisica, mentale, emotiva e spirituale.

Alcuni medici incoraggiano gli anziani a frequentare studenti di infermeria per socializzazione, attività fisica ed educazione sanitaria. 

Fonte: CMAJ online 2019
 
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