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13-07-2020

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Tumore pancreas: bloccare “stoccaggio” colesterolo per inibirne crescita

L’adenocarcinoma pancreatico duttale è una malattia mortale, con una sopravvivenza a 5 anni inferiore del 10%, in parte perché la malattia viene diagnosticata tardi, in parte perché non esistono terapie efficaci. 

Un gruppo di ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL) ha di recente scoperto che è possibile bloccare la crescita delle cellule tumorali del pancreas interferendo sul modo in cui queste cellule immagazzinano il colesterolo. Si tratta di studi condotti su organoidi e su modelli animali, quindi per arrivare ad una terapia occorrerà tempo, ma i risultati, pubblicati dal Journal of Experimental Medicine, aprono la strada a nuove piste terapeutiche interessanti.

I ricercatori avevano notato che le cellule tumorali del pancreas producono molto più colesterolo di quanto sarebbe necessario per sostenere la propria crescita, e questo “è strano, perché la via del colesterolo rientra tra quelle più regolate del metabolismo”, commenta Tobiloba Oni, primo autore dello studio. 

Gli scienziati hanno scoperto, studiando degli organoidi, che le cellule tumorali sono in grado di immagazzinare in continuazione il colesterolo formato, evitando l’accumulo di colesterolo libero. Analizzando i geni coinvolti nella biosintesi, nell’omeostasi, nel trasporto e nel catabolismo del colesterolo in una serie di organoidi diversi di pancreas hanno rilevato una sovra-espressione di diversi geni che regolano la biosintesi e l’accumulo del colesterolo. 

In particolare hanno osservato una forte espressione dell’enzima SOAT1, una proteina che converte il colesterolo libero nella sua forma immagazzinata.

Eliminando il gene SOAT1 attraverso manipolazione del Dna i ricercatori hanno impedito alle cellule di conservare il colesterolo e queste hanno smesso di proliferare. Ancora più interessante: negli esperimenti sugli animali, l'eliminazione dell'enzima ha bloccato la crescita del tumore.

Questa manipolazione genetica ha avuto un impatto solo sulle cellule con entrambe le copie di p53 mutate, mentre le cellule sane funzionavano bene anche senza l’enzima. Tutto ciò suggerisce che SOAT1 possa diventare un potenziale target terapeutico, scrivono gli autori. La speranza, aggiunge Oni, è che i ricercatori saranno in grado di sviluppare un farmaco che blocchi selettivamente l'enzima, compromettendo le cellule tumorali ma lasciando in salute le cellule normali.

Fonte: Journal of Experimental Medicine

IT-NON-02595-W-07/2022

 
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