cookies

02-08-2019

TEMPO DI LETTURA 1 MIN

La vita sessuale protegge il cuore dopo un infarto

(Reuters Health) – I sopravvissuti ad attacchi di cuore con una vita sessuale attiva hanno meno probabilità rispetto alle controparti non attive di morire nei decenni successivi ad un primo attacco di cuore. È quanto emerge da uno studio condotto in Israele.

I ricercatori – guidati da Yariv Gerber e colleghi dell'Università di Tel Aviv - hanno seguito per 22 anni 1.120 uomini e donne, che avevano 65 anni o meno al momento del loro primo infarto. Durante il periodo di studio, 524 individui sono morti.

Rispetto alle persone che hanno riferito di non aver fatto sesso nell'anno precedente l'attacco di cuore, coloro che avevano avuto rapporti sessuali più di una volta alla settimana hanno fatto registrare il 27% di probabilità in meno di morire nell’arco del periodo di studio, mentre quelli che avevano fatto sesso settimanalmente avevano il 12% di probabilità in meno e le persone che lo facevano occasionalmente si attestavano all’'8%.

La connessione tra sesso e probabilità di sopravvivenza è apparsa ancora più forte per le persone con vite sessuali attive dopo un attacco cardiaco, ma con differenze minori tra le persone sessualmente attive. 

Rispetto ai sopravvissuti che non hanno fatto sesso, quelli che hanno avuto rapporti meno di una volta alla settimana durante il periodo di follow-up hanno avuto il 28% di probabilità in meno di morire, quelle che hanno fatto sesso settimanalmente il 37% e quelle più di una volta alla settimana il 33% di probabilità in meno.

"Non sorprende che le persone sessualmente attive abbiano avuto maggiori probabilità di avere una relazione, fossero più giovani e generalmente più sane", dice Andrew Steptoe, capo del dipartimento di Scienze comportamentali e salute presso l'University College di Londra nel Regno Unito, non coinvolto nello studio.

Le persone che avevano avuto rapporti più di una volta all'anno nei 12 mesi precedenti il loro attacco di cuore avevano in media 49 anni all'inizio dello studio, rispetto a un'età media di 58 anni di chi non aveva fatto sesso l'anno prima dell’attacco di cuore.

Le persone sessualmente inattive avevano anche maggiori probabilità di avere ipertensione, colesterolo alto, diabete e molteplici problemi di salute cronici nell'anno precedente l'attacco di cuore rispetto a chi aveva fatto sesso più di una volta alla settimana.

Meno della metà delle persone sessualmente inattive ha vissuto con un partner stabile nell'anno precedente l'attacco di cuore, rispetto al 94% delle persone che hanno fatto sesso più di una volta alla settimana.

Quando i ricercatori hanno aggiustato i dati per età, stile di vita, altre condizioni di salute e fattori socioeconomici, il legame tra l’essere sessualmente attivi e la sopravvivenza si è indebolito.

“È possibile che il sesso frequente porti a cambiamenti biologici che aiutano le persone a vivere più a lungo, ha scritto il team di Gerber.

Il sesso regolare è collegato a livelli più alti del testosterone negli uomini e nelle donne. Il basso livello di testosterone è associato sia a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari sia a un basso desiderio sessuale, quindi le persone che hanno più rapporti sessuali possono anche avere un rischio inferiore di problemi cardiaci.

È anche possibile che l’essere sessualmente attivi sia un segno di salute migliore piuttosto che una causa di questa. Lo studio non è stato progettato per determinare se o in che modo il sesso potrebbe aiutare i sopravvissuti all'attacco di cuore a vivere più a lungo.

Fonte: Am J Med 2019

IT-NON-00775-W-08/2021

 

Le ultime notizie

03-07-2020

TEMPO DI LETTURA 1 MIN

Salute renale: dialogo difficile tra paziente e medico

Uno studio dell'Università di Sydney ha rilevato come i pazienti con patologie renali abbiano difficoltà, nel dialogo con il medico, a comprendere molti termini legati alla loro condizione. La comunicazione inefficace può provocare profondi traumi, disperazione e frustrazione.

By Popular Science

02-07-2020

TEMPO DI LETTURA 1 MIN

Dermatite atopica: disfunzioni cognitive e gravità malattia

Le disfunzioni cognitive si associano a dermatite atopica grave e possono essere un importante endopoint da considerare nel monitorare la risposta ai trattamenti. A evidenziarlo è una ricerca pubblicata sul Journal of American Academy of Dermatology da un team di scienziati della George Washington University di Washington, negli USA.

By Popular Science

02-07-2020

TEMPO DI LETTURA 1 MIN

Diabete tipo 2 e insufficienza cardiaca

I pazienti con diabete di tipo 2 incidente che sviluppano anche insufficienza cardiaca vanno incontro ad un rischio di mortalità drammaticamente elevato, maggiore rispetto al rischio incrementale derivante da qualunque altra comorbidità cardiovascolare o renale che possa intervenire dopo l’insorgenza del diabete. E' quanto emerge da un’analisi condotta su oltre 150.000 pazienti danesi.

By Popular Science

02-07-2020

TEMPO DI LETTURA 1 MIN

Nuove definizioni di ipertensione rivelano nuovi rischi di preeclampsia

Con le linee guida del 2017, ACC ed AHA hanno modificato le definizioni di ipertensione negli adulti. Usando la nuova definizione di ipertensione, le donne in gravidanza con rialzi anche modesti della pressione presentano un incremento del rischio di preeclampsia

By Popular Science

02-07-2020

TEMPO DI LETTURA 1 MIN

I batteri dei tumori potrebbero influenzare la risposta alle terapie

Un gruppo di ricercatori israeliani ha analizzato il microbioma di sette tipi di tumore diversi, rilevando oltre 9.000 specie batteriche tra i tumori e il tessuto normale adiacente ad essi. Alcuni, come il cancro al seno, presentano una flora più abbondante e varia di altri, e questo potrebbe avere un impatto sulla risposta alle terapie

By Popular Science