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07-11-2019

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Chirurgia oncologica: quando operare?

La decisione di operare o meno un paziente oncologico, specialmente in caso di tumore avanzato, è spesso complessa, e richiede la considerazione di parametri relativi alla malattia, fattori di rischio, obiettivi chirurgici e preferenze del paziente e delle famiglie, come affermato da Venu Pillarisetty dell’università di Washington, che si occupa principalmente di tumori del pancreas, ed è quindi costretto a confrontarsi molto spesso con decisioni difficili.

In molte di queste situazioni la scelta di operare o meno non è ovvia, e la letteratura non necessariamente fornisce le risposte giuste. E' dunque necessario un contesto strutturato ed un modo per valutarlo.

Secondo l’esperto sapere quando operare è relativamente facile, ma la parte difficile è sapere quando non farlo. 

I bordi del tumore possono aiutare ad informare le scelte chirurgiche in una certa misura, e nel caso dei tumori pancreatici si effettua anche un consulto multidisciplinare che include chirurghi, radio-oncologi ed oncologi medici, ma anche e soprattutto specialisti in terapia palliativa, operatori sociali ed un’ampia gamma di personale accessorio che può aiutare a prendere buone decisioni sull’opportunità di raccomandare o meno l’intervento.

E’ di particolare importanza però l’opinione del paziente e della sua famiglia, tenendo conto dei loro obiettivi e dei loro valori. 

In ultima analisi, gli obiettivi della resezione chirurgica dei tumori avanzati dovrebbero essere individualizzati, il che potrebbe richiedere lunghe discussioni, in quanto i pazienti spesso non sanno quali siano i propri obiettivi, specialmente se la diagnosi è molto recente.

Una comunicazione efficace con il paziente e con i suoi familiari sul processo decisionale chirurgico richiede tempo, pazienza ed approfondimento. Nell’approcciare queste discussioni, l’oncologo dovrebbe essere consapevole delle proprie stesse tendenze sulle preferenze più probabili e tentare di metterle da parte, ed inoltre è necessario tenere conto dei problemi culturali e generazionali che potrebbero intervenire.

E’ di particolare importanza ascoltare senza interrompere, il che è difficilissimo da mettere in pratica, specialmente se si ha un reparto indaffarato da portare avanti, ma i periodi di silenzio sono fondamentali. E' proprio in questi frangenti infatti, che il paziente ed i suoi familiari riescono a comunicare ciò che pensano davvero, ed è quindi necessario aspettare i loro tempi, il che anche dal punto di vista dell’impiego del tempo risulta molto più efficace rispetto al parlare troppo. 

Fonte: JADPRO Live

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