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29-11-2019

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Arresto cardiaco non-STEMI: OK angiografia ritardata

I pazienti sopravvissuti ad un arresto cardiaco extraospedaliero in assenza di segni di STEMI vanno incontro ad una sopravvivenza ad un anno simile a quelli che sono stati sottoposti ad un’angiografia coronarica immediata. 

Lo dimostra l’estensione dello studio COACT, condotto su 552 pazienti da Jorrit Lemikes dell’università di Amsterdam, secondo cui i risultati non sono realmente sorprendenti, ma è comunque importante riportarli in quanto i cardiologi stanno cambiando approccio e tendono a ritardare l’angiografia in pazienti come questi.

I nuovi dati dimostrano che questa strategia rappresenta una decisione saggia non soltanto ai fini degli esiti a breve termine, ma anche per quelli a lungo termine.

Idati dimostrano che essa non comporta alcuna differenza in termini di danno miocardico o di segni di riduzione dell’ischemia, durata del supporto inotropico o gestione mirata della temperatura nel corso del primo ricovero. 

I risultati dimostrano dunque che l’angiografia rimane essenziale, ma che la sua pratica immediata non migliora in alcun modo gli esiti rispetto a quella ritardata.

Nei pazienti che si presentano con STEMI ed arresto cardiaco le attuali linee guida raccomandano fortemente l’angiografia coronarica immediata con PCI, ma nei pazienti senza STEMI le stesse linee guida consigliano un’angiografia d’emergenza, anche se si tratta di una raccomandazione debole in quanto basata soltanto su dati osservazionali.

Lo studio COACT è stato il primo studio randomizzato ad investigare l’uso dell’angiografia coronarica immediata o ritardata in questi pazienti.

Permane la difficoltà di identificare il piccolo sottogruppo di pazienti che trarrebbe beneficio dall’angiografia precoce. Questi pazienti si identificano con quelli con una lesione instabile all’atto dell’angiografia, ed in particolare in quelli con un’occlusione trombotica, che ammontano al 15% circa, ma non è noto come individuarli a priori.

Secondo alcuni esperti lo studio in questo senso fornisce ulteriori approfondimenti sul potenziale ruolo dell’angiografia precoce per alcuni pazienti con non-STEMI.
In futuro probabilmente la combinazione di più dati consentirà di ricercare i soggetti che di fatto è possibile aiutare con una strategia invasiva precoce. 

Fonte: American Heart Association (AHA) Scientific Sessions 2019

IT-NON-01306-W-12/2021

 

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