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13-02-2020

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Diagnosi neurologiche fattori di rischio di suicidio

Nei mesi immediatamente successivi ad una diagnosi di alcune specifiche patologie neurologiche si verifica un lieve ma significativo incremento del rischio di mortalità da suicidio, come emerge da uno studio condotto su più di 7 milioni di persone.

Il rischio è particolarmente elevato in caso di diagnosi di corea di Huntington o sclerosi laterale amiotrofica. Per quanto il suicidio rimanga un evento raro, i neurologi potrebbero tentare di prestare attenzione ai pazienti stressati all’atto della diagnosi o che si presentano con sintomi di depressione, come affermato dall’autrice Annette Erlangsen del centro di salute mentale di Copenhagen.

I precedenti studi basati sulla popolazione avevano collegato il suicidio a traumi cranici, ictus, epilessia e sclerosi multipla, ma le evidenze per eventuali associazioni erano rimaste inconcludenti per quanti riguarda corea di Huntington, sclerosi laterale amiotrofica e Malattia di Parkinson.

Le patologie neurologiche come meningiti, polineuropatie e sindrome di Guillain-Barrè non sono associate a comportamenti suicidi, mentre le diagnosi di Malattia di Alzheimer e demenza potrebbero essere associate ad un minor rischio di suicidio, per quanto i dati si siano dimostrati poco costanti.

Nel presente studio le persone sono risultate ad elevato rischio di suicidio 3-6 mesi dopo una diagnosi di demenza, ma il tasso di suicidi è diminuito nel tempo in questa categoria, ed a distanza di 3 anni vi si osserva lo stesso tasso di suicidi della popolazione generale.

Per quanto siano stati riportati dati a testimonianza di un incremento del rischio di suicidio con le infezioni del sistema nervoso centrale, i risultati relativi a meningiti ed encefaliti sono innovativi, come lo sono anche quelli su polineuropatie, morbo di Parkinson e sindrome di Guillain-Barrè, che in precedenza non erano stati dimostrati nonostante l’associazione di queste patologie con disturbi mentali emersa in altre ricerche.

Lo studio non dimostra rapporti di causalità ed inoltre, non sono state incluse le diagnosi effettuate in medicina di base ed è pertanto possibile che i casi di suicidio siano stati sottoriportati.

Si è trattato comunque di un ampio studio sulla popolazione con un periodo di monitoraggio prolungato. I ricercatori hanno previsto di revisionare quanto riscontrato con i medici allo scopo di accertare se determinate patologie e specifiche fasi temporali dopo la diagnosi conferiscano un maggior rischio, offrendo possibilmente un’opportunità di intervento.

Secondo gli esperti comunque i risultati dello studio suggeriscono anche che sussiste la necessità di integrare le strategie di prevenzione del suicidio nel trattamento e nella gestione dei pazienti con corea di Huntington e sclerosi laterale amiotrofica. 

Fonte: JAMA inline 2020

 

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