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16-09-2020

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Alzheimer: il rischio di depressione nel caregiver familiare

Prendersi cura di un partner a cui è stato da poco diagnosticato l’Alzheimer o un’altra forma di demenza potrebbe aumentare il rischio di sviluppare depressione negli anziani, secondo uno studio condotto dai ricercatori dell'Università del Michigan e pubblicato dalla rivista Journal of Applied Gerontology.

Questa forma di depressione non va sottovalutata perché i partner sono spesso caregiver per molti anni, quindi rischia di durare a lungo nel tempo, come sottolinea Melissa Harris, prima autrice dello studio.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di 16.650 anziani, alcuni dei quali avevano un partner affetto da demenza da più di due anni, alcuni con un partner a cui era stata diagnosticata la demenza da meno di due anni, altri con un partner sano da un punto di vista cognitivo. Hanno quindi valutato l’insorgenza di sintomi depressivi nel tempo e il numero di sintomi segnalati per distinguere la depressione grave e persistente da quella lieve e temporanea.

Il numero medio di sintomi depressivi riportati dagli anziani con partner senza demenza è stato di 1,2. Rispetto a questo gruppo di controllo, nei compagni di pazienti affetti da meno di due anni è stato osservato un aumento dei sintomi del 27%, in coloro i cui partner sono affetti da più tempo invece un aumento del 33%.
“Si potrebbe pensare che non si tratti di un aumento molto importante, ma sentirsi depresso o irrequieto ogni giorno ha un peso significativo nella vita di un caregiver”, commenta Harris.

Inoltre, in questa fase, l’isolamento sociale causato dalla pandemia ha aggiunto un carico ulteriore per i caregiver familiari, che si sentono già socialmente isolati.
Bisogna tener presente che la maggior parte delle persone durante le prime fasi della demenza resta in casa, assistita da familiari, principalmente partner e coniugi. Questi devono “chiedere consiglio e supporto”, afferma Harris. “Dovrebbero ricordare che la loro salute è importante quanto quella dei propri partner e ha un impatto sostanziale sul benessere della persona affetta da demenza”.

Fonte: Journal of Applied Gerontology

IT-NON-02863-W-09/2022

 

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